La partita dell’anno: bentornato, Calcio

di Davide Coppo

Era il 2006. C’era quella cosa chiamata Calciopoli, squadre penalizzate, squadre mandate in serie B, poi la vittoria della Coppa del mondo che aveva fatto dimenticare almeno per un po’ le disgrazie del nostro calcio. Senza voler polemizzare, il risultato più lampante e sotto gli occhi di tutti del processo a Moggi e compagnia è stato l’azzeramento di buona parte della concorrenza all’Internazionale FC. Che infatti, dal 2006 al 2010, ha vinto tutto. Più uno scudetto regalato.

Insomma, cinque titoli in quattro anni, mica briciole. Ci eravamo però un po’ annoiati di vedere ogni anno una squadra schiacciasassi, con i migliori attaccanti del mondo, i migliori centrocampisti, i migliori difensori, vincere il tricolore con sette giornate di anticipo (anche se poi, per creare un po’ di suspance, si complicavano la vita regolarmente. Intenzionalmente o meno non lo scopriremo mai). La Juventus, tornata in A con una dirigenza da serie B, stenta; non si è mai ripresa davvero dalla botta, e scelte poco azzeccate sia in panchina che in campo hanno fatto il resto. Insomma, quest’anno rischiano di non andare nemmeno in Europa League. Il Milan vendeva Kakà e comprava sostituti molto poco all’altezza, con Galliani sempre pronto a sostenere che la squadra “è competitiva già così”. Il miracolo Napoli veniva annunciato dai giornali regolarmente a metà stagione, per poi sfumare nella normalità di una qualificazione europea che lasciava a tutti un po’ di amaro in bocca. L’unica concorrente dell’Inter è stata la Roma. Una squadra devastata da problemi societari, continue cessioni imminenti, cambi di allenatori, cicli finiti, cicli ricominciati, capricci da parte di giocatori che non dovrebbero farli. Una squadra che ha sempre fatto molto, negli ultimi anni, per ripetere l’impresa del 2001. Ma non ha mai avuto i mezzi tecnici e/o societari per competere con la corazzata Moratti.

Quest’anno, pare, le cose sono cambiate (e nel frattempo Moggi è stato assolto. Sì, assolto). E’ una sensazione di sollievo, per tutti. La noiosissima serie A torna a essere uno dei campionati più belli del mondo. Almeno, fino ad adesso. Torna quel pizzico di orgoglio nel vedere i giornali stranieri che ricominciano a parlare con entusiasmo della lotta scudetto. Nel confrontare le classifiche delle altre massime divisioni e rendersi conto che la nostra è la più avvincente. Complici vicende politiche turbolente, il Milan ha deciso di aprire il portafogli e si è regalato un bel potenziale offensivo. Il Napoli ha comprato un attaccante che, se tutto va come deve andare, rischia di diventare uno dei top five del mondo entro pochi anni. L’Inter non si è rafforzata granché, ma rimane la squadra da battere. L’Udinese continua a far miracoli. E adesso?

E adesso c’è il gran galà, il ballo di fine anno, l’evento che tutti aspettavano: il derby di Milano, partita decisiva per lo scudetto come poche altre, negli ultimi dieci anni di pallone. Come sempre si fa a gara a chi la spara più grossa, sostenendo che non è una partita fondamentale. Grazie al cielo c’è il filosofo Clarence Seedorf, che senza mezze misure ha detto che chi sostiene che il derby è una partita come le altre dice balle, punto. Ma sono cose di poca importanza. Quello che conta è che il calcio è tornato in Italia. Che la smetteremo di invidiare la Premier League (dove per altro lo United ha il titolo in tasca da tempo, sai che divertimento). Che se Milan e Inter pareggiano la possibilità che Napoli e Udinese vincano il campionato è più che concreta. Che finalmente lo snobismo milanista (“ma quale scudetto, la coppa è più importante”) è finito, e vincere in Italia è tornata la priorità. Che c’è di nuovo spettacolo, con l’iniziale maiuscola, e tensione, e paura, e voglia di vincere che è paura di perdere; e non solo una squadra contro un esercito di gufi. Che non Milano, ma il Paese tutto si fermerà per novanta minuti più recupero più intervallo. Bentornato, caro, vecchio, sano pallone.

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One Response to La partita dell’anno: bentornato, Calcio

  1. C says:

    Si è vero Moggi è stato assolto nel primo grado del processo GEA: di gradi ce ne sono ancora 2, nel frattempo è in corso l’ altro processo, quello di Napoli in cui, guarda caso, l’ altro compare di merende che ha accettato il rito abbreviato è stato condannato a 3 anni ( si condannato)!

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