Rodarte in Italia

di Redazione

Quando le sorelle Laura e Kate Mulleavy aka Rodarte avevano ammesso che i primi abiti andati in passerella (non troppe stagioni fa) erano stati creati sul tavolo della cucina dei genitori in California nessuno si era stupito. Anzi, la loro pacatezza (un approccio antistress non del tutto chiaro agli staff dal Lincoln Center di New York dove il loro show ogni stagione sta influenzando parecchio il calendario dell’intera fashion week) sembrava avere un senso. E si poteva capire anche perché i loro abiti scultura in odore di mitologia rivisitata in chiave gotica trasmettessero una filosofia di armonia e meditazione. Calma e leggerezza, femminilità con una strana nebulosa di segreti (tradotte in architettura-couture) per un mix che è diventato il marchio di fabbrica  delle due designer.
E significativa era la tempistica con cui le due sorelle mettevano in piazza il loro mood stagionale. Due settimane dopo – e una London Fashion Week in mezzo –  gli addetti ai lavori arrivavano a Milano che già masticavano il linguaggio/stagione di Rodarte. E forse qualcuno ne cercava il seguito.
Quest’anno invece le Mulleavy dovranno smettere denim grigio e maglia nera (uno strano attaccamento all’epoca post adolescenza passata a creare sul tavolo di legno o una voluta sciatteria per via del fisico non proprio du role delle due?) e affrontare l’afa italica dal 14 al 17 giugno durante la settima edizione di Pitti Donna. Rodarte infatti in queste ore è stato confermato come brand headliner della manifestazone che in passato aveva già attinto alle scuderie americane richiamando l’altra (gran bella) coppia Proenza Schouler. Nella speranza che qui da noi lascino il segno non solo sulle future collezioni ma anche sulle regole del buon vivere di cui hanno fatto un marchio distintivo: modalità di esecuzione, look understatement per le uscite a fine show, discrezione ai cocktail del caso, stessa versione dei fatti (nel presentare collezione/materiali/ispirazioni). —


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