Com’è il nuovo Newsweek? “Not so hot”, almeno secondo alcuni

di Redazione

La prima è una figura ormai mitica del giornalismo internazionale. La seconda è una delle più prestigiose e lette riviste del mondo, in uno dei peggiori momenti della sua storia. Una era chiamata a rilanciare l’altra, portando freschezza, novità, innovazione in un matrimonio che ha generato – fin da quando è stato annunciato mesi fa – una curiosità che nel mondo editoriale non si vedeva da tempo. Ieri finalmente abbiamo avuto tra le mani il primo frutto della loro unione. Il primo numero di Newsweek interamente realizzato da Tina Brown – storica editor di Vanity Fair e del New Yorker, nonché fondatrice di Daily Beast (che continua a dirigere). Primo numero che pur non presentando finora modifiche eclatanti rispetto al passato a noi non è affatto dispiaciuto. Anche perché – va detto- era davvero difficile fare peggio degli ultimi numeri della vecchia gestione. Numeri talmente insipidi che la Brown non tenta nemmeno di nascondersi dietro diplomatiche frasi di circostanza e fin dal suo editoriale dichiara esplicitamente:

The issue in your hands celebrating Women in the World was produced by a still-evolving team of editors, writers, and photographers who have joined me to re-create a great institution after its journey through tough times.

La Brown ha scelto di inaugurare la sua nuova gestione con un bel ritratto di Hillary Clinton firmato da Gayle Lemmon. Hillary in rappresentanza delle 150 donne che stanno “scuotendo” il mondo con le loro azioni. Un pezzo lungo, interessante e con una bellissima apertura fotografica. Piace, perlomeno a noi. Anche se non tutti la pensano così.

Tra le tante reazioni negative, scegliamo i meno teneri – quelli di Slate, che lo censurano con queste parole:

The issue fails not just by my measure or by the homeless guy’s but by Brown’s. In her introductory note, she writes that the new Newsweek will be “about filling the gaps left when a story has seemingly passed, or resetting the agenda, or coming up with an insight or synthesis that connects the crackling, confusing digital dots.” Having read the new issue front-to-back, I can report that the gaps remain, the agenda has not shifted, and the crackling, confusing digital dots are still scattered at random on the floor.

Why edit The New Yorker as if you were editor of Newsweek, but then, on becoming the editor of Newsweek, edit that magazine as though it were Harper’sHarper’s, in any case, strives for more originality.

Where’s the gusto? Where’s the transgression? Where’s the icon-breaking and the icon-making we associate with Brown’s TatlerVanity FairThe New Yorker, and—well, not Talk, but three out of four ain’t bad. This issue is only marginally better than the caretaker Newsweeks published after its core talent defected.

Il New York Magazine, invece, lancia il paragone tra Newsweek e il New York Times Magazine – il cui restyling ha debuttato in parallelo nell’ultima settimana.  Anche se il gioco non prevede un vincitore, sembra chiaro da che parte pende il favore del NYMag. E non è quella del Newsweek.

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