41.912432,12.525966 – Wendy Sulca

di Francesco Pacifico

Minuto 1,34 di VBS meets Wendy Sulca, di Santiago Stelley.

Al minuto 1,34 del documentario VBS meets Wendy Sulca sento le parole più scioccanti che abbia mai sentito in una canzone: “Ogni volta che vedo la mia mammina / mi stuzzica con la sua tettina”.

È un filmato breve, una decina di minuti, racconta la vita e l’arte di Wendy Sulca, una ragazzina peruviana le cui canzoni – interpretate con una singolare voce acuta tutta schiocchi, tesissima, né brutta né bella ma capace di atterrire – sono cliccate milioni e milioni di volte su Youtube. Mentre scrivo, “La tetita” ha raggiunto 4.950.381 visualizzazioni. VBS la definisce Biggest Internet Celebrity in Latin America, ma non ha fatto i soldi e vive negli slum di Lima.

Il documentario di Santiago Stelley è incredibile: in pochi minuti fa presente l’estraneità assoluta che si può incontrare in una combinazione per noi elementare come Cantante Adolescente + Youtube. Wendy Sulca è Justin Bieber in una dimensione parallela dove i motivi che spingono a scrivere canzoni sono altri dai nostri, da tutti i nostri. Di cosa parlano le canzoni di Bieber a orecchie che non sanno nulla dell’educazione sentimentale di un ragazzino occidentale? Non lo so, non sono un alieno. (Be’, Bieber è un esempio estremo: in pochi possono avere 16 anni e immedesimarsi nel verso: “Faccio i bagagli e prendo quell’aereo, perché senza di te non mi si può domare”. Forse Bieber è altrettanto esotico di Wendy Sulca. Facciamo finta di aver citato Laura Pausini e il treno delle sette e trenta senza lui è un cuore di metallo senza l’anima. Comunque.) Guardare questo documentario fa sentire alieni sbarcati in un mondo in cui si può cantare della prelibatezza, dal punto di vista di una bambina, del seno della madre. La giustificazione che dà Wendy è che la canzone promuove l’allattamento naturale. Il che non basta a farmi superare lo stupore.

C’è un mondo che sta in piedi a mia insaputa, e lì si parla del seno di una madre seriamente, serissimamente, con amore. La mamma segue il concerto da dietro le quinte e piange. Ha scritto lei la canzone sulle tette appetitose.

In questo mondo parallelo dove Wendy Sulca è famosa ma non è ricca e canta per la gente, i testi fanno anche: “Birra, birra, voglio bere la birra”. Wendy per la gente, perché la gente ama la birra. E perché le sue maestre Sonia Morales e Dina Paucar cantano di birra. Wendy nella canzone beve birra “perché il mio amore è lontano”.

È un blues a cui non sono preparato. In un’altra canzone dice, tutto di fila, senza infiorettare: “Sono povera, sono poverissima. Siccome sono povera, mi disprezzano. Dio, perché la mia vita è tanto triste? Io lotto, per migliorare la mia vita”. Sulla morte prematura del papà musicista: “Papà, perché mi lasciasti tanto piccola? Ora ti cerco da tutte le parti ma non ti trovo, mi mancano i tuoi baci e i tuoi abbracci, papà”. E qui, in concerto, l’hype man, che fa su e giù per il palco fomentando il pubblico come in un concerto hiphop, invoca il signor Sulca, “che dal cielo guardi il cammino della tua piccola Wendy”. Cos’è tutto questo? L’hype man grida a fine concerto: “Siempre arriba el Peru!”. E alla fine di “La Tetita”, Wendy esclama: “Quella tettina è proprio deliziosa”.

E sarebbe semplicisticamente trash da parte mia mettersi a citare i vestitini ricamati a tema Barbie, o il ballerino bambino bassissimo che balla durante il concerto: il trash – e usare la rete come un cassonetto – è una cosa disumano. Questo documentario invece è umano e in dieci minuti fa un racconto credibile e asciutto di una vita lontanissima dalla nostra, e fa capire, relativizzando con grazia tutto ciò che associo all’idea di musica, a cosa serve la musica, come unisce le persone a partire dai temi e dalle emozioni che stanno a cuore alle persone.


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2 Responses to 41.912432,12.525966 – Wendy Sulca

  1. Tim Small says:

    Thumbs up

  2. Muzzi says:

    Grazie mi hai aperto un mondo

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