Promuovere l’incredibile

di Cesare Alemanni

Se ogni tanto ci buttate un occhio lo sapete da voi: la NBA è un tale spettacolo che può ormai vivere di rendita, senza alcun tipo di auto-promozione. Parliamo di un brand ormai così consolidato e affascinante che si potrebbe persino permettere delle cadute di stile quali – giusto per attingere al bagaglio delle nostre fantasie più trash, di quelle cose che nessuno mai farebbe davvero – realizzare uno spot in cui tutta l’attenzione dello spettatore è focalizzata sul fondoschiena di una bella ragazza in pantaloncini che tira a canestro (1). Potrebbe farlo e perdere comunque solo una piccolissima porzione del proprio appeal. Praticamente l’esatto contrario della Serie A italiana di questi ultimi anni, la quale avrebbe decisamente bisogno di un’operazione di restauro a cominciare giusto dalla propria immagine.

Tanto per volare alti, non sarebbe bellissimo se – per contrastare il flusso di veleni e mediocrità che la attraversano – la Serie A tornasse nuovamente a porre enfasi su quelli che sono i protagonisti nobili che la animano: i campioni. E non sarebbe ancora più bello se per farlo scegliesse di raccontarli poeticamente, magari andando a recuperare dei loro video risalenti a un tempo in cui non erano ancora delle star (di Ibrahimovic nelle giovanili del Malmö, per esempio. Oppure di Eto’O in un campetto di Nkon in Camerun). Magari poi – qui davvero esagero – questi video li si potrebbe editare al fine di inserire delle persone immaginarie che vengono da un tempo anteriore, per raccontare loro quello che il destino ha in serbo. Il tutto ovviamente realizzato con tale verosimiglianza e maestria tecnica da risultare assolutamente credibile. E questo sarebbe possibile perché finalmente, per una volta anche in Italia, il budget promozionale di una “cosa di tutti” come il calcio è stato affidato a “pochi”. Ma bravi.

Non sarebbe bello? Non sarebbe giusto? Non sarebbe commovente?

Non sarebbe ora?

Come dite? “Cose dell’altro mondo”?

Sì, probabilmente avete ragione.

(1) una cosa così, giusto per capirsi.

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One Response to Promuovere l’incredibile

  1. Tim Small says:

    la prima volta che ho visto quella di steve nash mi è venuta una lacrimuccia

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