Quando la pornografia nazista conquistò Israele: il film “Stalag” arriva in Germania

di Anna Momigliano

Quando il film è uscito in Israele, qualche anno fa, è successo un gran casino (e te credo). E ora che Stalag sarà proiettato anche nelle sale tedesche, c’è da aspettarsi altrettante polemiche. In breve, si tratta di un documentario sul successo commerciale di una serie di fumetti erotici, intitolata Stalag, appunto, ambientata nei campi di concentramento e che ebbe un discreto successo in Israele durante gli anni Sessanta. Il produttore Barack Heymann lo presenterà il 17 febbraio presso il cinema Movimento di Kottbusser Damm 22, Berlino, con tanto di Q&A con il pubblico (cavoli no, il cineforum no).

Il documentario ripercorre ascesa e caduta di una serie di fumetti erotici, a tema nazi-exploitation, o nazi nasties, se preferite, disegnati da israeliani per israeliani… e che ebbe il picco di successo, ironia della sorte (o non proprio?), nel 1961, quando in Israele si svolgeva lo storico processo ad Eichmann (sì, sì quello della Banalità del Male, avete capito bene).

Bellissime donne in divise da SS che frustano, umiliano e dominano prestanti prigionieri ebrei: questo il leitmotiv della serie a fumetti. Insomma, un mix di fantasia malata e delirio arianeggiante, unito al mito della virilità sionista della prim’ora.

Stalag, inoltre, è una creatura un po’ atipica per la Heymann Brother Films, casa di produzione indipendente di Tel Aviv che normalmente vede il produttore Barack collaborare con il fratello regista Tomer, privilegiando temi controversi, ma di stretta attualità israeliana. Due titoli, per darvi un’idea: Aviv: a Fucked Up Generation, dedicato alla rockstar maledetta Aviv Geffen (da vedere), e It Kinda Scares Me, documentario sull’omofobia dilagante nelle banlieue israeliane (un po’ lento, ma merita). Nel caso di Stalag invece il regista è Ari Libsker e il tema, va da sé, è un po’ retrò.

Due considerazioni finali. Primo: in Israele, a differenza del Regno Unito, dove molti nazi nasties sono stati dichiarati fuori legge, non esiste alcuna legge contro la pornografia nazista. Secondo: Stalag (il fumetto, non il documentario a cui è ispirato) è pur sempre una creatura degli anni Sessanta, ovvero di un periodo in cui la Memoria era meno istituzionalizzata e un tema su cui ancora si poteva scherzare o, perché no, fare fantasie erotiche. Oggi un successo del genere sarebbe impensabile, per molte ragioni, tra cui alcune che potete trovare qui.

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2 Responses to Quando la pornografia nazista conquistò Israele: il film “Stalag” arriva in Germania

  1. MA! says:

    Adoro i documentari che indagano sui motori nascosti della cultura pop più “bassa”. A questo punto il recupero è necessario. Grazie mille!

  2. Naturalmente non posso prendere impegno per conto di altri, ma per esperienza so che alla Tomer Heymann films sono piuttosto disponibili ad aiutare scrittori, giornalisti e ricercatori. Una ricerca su google e un’email può essere d’aiuto.

    Anna Momigliano

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