41.912432,12.525966 – Parigi, o cara

Nuovo articolo, come ogni venerdì, per 41.912432,12.525966 la rubrica di Francesco Pacifico su Studio. Qui le “regole del gioco”.

di Francesco Pacifico

Minuto 40,28 di Parigi o cara, di Vittorio Caprioli, con Franca Valeri

Dove la prostituta, contando i soldi ricevuti per star sicura che siano tutti, dice: “Non è diffidenza, è usanza”. Delia, la prostituta anni sessanta di Franca Valeri in Parigi o cara non ispira alcun sesso. Il film di Caprioli è strano: lontanissimo dal neorealismo, quasi astratto, perché teatrale, tutto centrato su di lei, prostituta per bene e molto pedante e ragioniera, ci fa percepire tutto ciò che nell’annoso tema narrativo della vita della prostituta viene di solito lasciato fuori: Alcuni Aspetti Pratici.

È tipico del lato neorealista del mio cervello abbandonarsi a orge di commozione per le condizioni delle persone peggio messe senza riuscire a farvi luce in alcun modo. Questo film, che grazie alla massa di battute di Franca Valeri è diventato un feticcio fra gay e bisessuali (o almeno da quelle vie è arrivato al mio lettore dvd mainstream), lascia nel tempo un’impressione profonda e reale. A un certo punto la vediamo nell’ufficio (improvvisato in un laboratorio d’artigiano) di un gruppo di cravattari suoi amici, con i quali ha un rapporto privilegiato: le fanno da banca, e usano il denaro suo come di altri per prestarlo a interessi altissimi a chi ne ha bisogno. Ora però è Delia ad aver bisogno di un po’ di denaro per provare a lasciare Roma e rifarsi una vita a Parigi, ospite del fratello omosessuale, che lei non sa essere omosessuale, che è scappato a Parigi per non farlo sapere.

Accordato il prestito, i cravattari le passano delle enormi banconote; lei ha un cappottino nero con il collo bianco imbottito, conta le enormi banconote, ha il cerchietto e una pettinatura assurda (non si capisce per tutto il film se è attraente, lei è la parte non attraente delle donne, la loro zitella/maestrina interiore, quella che sta anche nel cuore di una puttana, e qui sta il genio del film). Mentre conta i soldi si guarda intorno. Sentendosi osservata, compostissima, la schiena dritta fino all’antipatia, guardando in tralice ma senza cattiveria, al minuto 40,28 spiega perché sta contando i soldi: “Non è diffidenza, è usanza”. Il modo di dire e la consuetudine spiccia con il denaro tiene in piedi una donna dalla vita complicata.

Il ritmo intero del film è stabilito, sostenuto come un tonico, da quella massa di detti e sicurezze che tengono in piedi la donna in una vita in cui non può permettersi cedimenti: una vita che grazie al puntiglio di Delia riesce sempre a non sembrare squallida: ma non con l’escapismo alla Amelie: con un noioso attaccamento alle forme e al denaro. Non facendo un lavoro legale, dove mette i soldi da parte per il futuro? Dagli strozzini. Ci avevo mai pensato? No.

La scena dei cravattari è così singolare, surreale, che scuote lo spettatore educato al neorealismo più sabbioso dandogli con l’astrattezza – possibile che quei romani parlino in maniera così precisa? (vedi nota-commento) – una maggiore potenza, anche di informazione. Nella redazione di Paese sera, nella scena dopo, dall’addetto agli Annunci economici: “Senti me serve la solita inserzione. Solo un po’ cambiata. L’inizio uguale preciso autentico. Dopo devi di’che… sospendo per un periodo mi congedo ringraziando”. Le prostitute degli annunci di Paese Sera danno tutte la finta nazionalità. Delia mette in chiaro di esser stata la prima. Il suo annuncio: Aaaaa, orientale, segreta, riservata… “Tiè tremila e cinque però è caro”. Non c’è fantasia né amore, in questo film. Solo una iperrealtà comica ma che non nasconde alcuna informazione essenziale.

La Valeri non gioca per nessuno, non è in malafede, non tira acqua ad alcun mulino ideologico. Ha da poco pubblicato un memoir in cui fa lo slalom tra le informazioni che non vuole dare, parlando al ghost writer che la intervista come se l’avesse invitato a casa per un tè formale e brillante (questa almeno è la mia sensazione, che ci sia il ghost e ci sia il tè). Il titolo, che riassume il suo stile comico e narrativo ma che è in verità una frase usata dalla madre per descriverla, è Bugiarda no, reticente. Di sua madre scrive (p. 13): “Il suo matrimonio le piaceva anche nei suoi risvolti sgradevoli, motivo di divorzio per i posteri. Fra questi la villeggiatura. L’incubo cominciava in aprile, la vittima scriveva agli alberghi esponendo la situazione: lei, due bambini, una cameriera, prezzi, periodo. (…) La risposta arrivava abbastanza presto, in termini entusiastici. La mamma la scorreva rassegnata, e saggiamente la dava a papà quando aveva già addosso il soprabito…”

Una classe simile, uno stile interiore così spiccato, la rendono gemella letteraria di Arbasino, che due anni prima del film aveva pubblicato una raccolta di scritti dall’omonimo titolo Parigi o cara. Da un’edizione successiva dello stesso libro, ecco il ritratto che fa AA della dolce vita (dolce alienazione) nel ’60:

Due cose ostentatamente si portano, quest’anno, gli animali e l’incesto, ma coi primi è andata piuttosto male quasi subito: sia per i minuscoli come scimmiette e scoiattoli e chihuahua usa-e-getta da foto in spiaggia, ormai rifiutati anche dai “paparazzi” del vas-y! (“Via la bestia! Mi sciupa lo scatto!”), e sia anche nell’impegnativo caso dei puledri affittati e destrieri montati dalle divinette(…) Meglio funzionavano i giochi pericolosi e spinti tra fratello e sorella belli, specialmente dopo un film belga à scandale che “ci dava dentro” parecchio: dunque sempre più difficile andare da qualche parte alla moda senza incappare in queste coppie vistose di fratello e sorella…

Ecco, meno reticente AA di FV, magari, ma sommati, Arbasino e Valeri sono i genitori queer di chi ama il nostro carattere nazionale anche senza dover celebrare ogni giorno una messa in suffragio dei giusti. Minoranze perseguitate – omosessuale lui, ebrea lei – non sono tanto immoralisti o provocatori quanto accurati nei loro character studies: perciò ci informano sempre molto, ci danno molto, anche se sembrano nascondersi sempre.

NOTE:

1) L’edizione di Parigi o cara di Arbasino a cui si fa riferimento è quella Adelphi del 1995, mentre il libro di Franca Valeri si intitola Bugiarda, no reticente (Einaudi 2010).

2) 39.48 – Ecco per completezza il dialogo degli strozzini:

“Punto primo: il capitale ha raggiunto il sette punto due di interessi in più. Soprattutto grazie ai prestiti concessi lo scorso anno, trimestre terzo. Punto secondo: ci viene fatta proposizione da parte del consocio Liberatori Nestore a favore della signora Maria Straboni di Acilia. Per un prestito di lire 300mila, a mesi 4, con l’interesse del 22 percento”.
“E’ persona fidata. Il marito si occupa di latticini. E come garanzia ci lascia queste dodici lettere che la compromettono agli occhi del marito, perché indirizzatole dallo studente Federici Carmine diAncona”.
“Se qualcuno desidera verificare”.
“Siamo gente fidata, cocco bello, non serve”.
“E allora passiamo al punto terzo, motivo di questa riunione straordinaria. Parli lei, Signora Elvira”.
“Ecco, questa cara amica Delia, simpatica figura, cara persona, che ha i fatti suoi per la testa, vorrebbe prelevare 300mila lire per caso di bisogno non materiale ma importante. Sì sì,naturalmente dato che lei ha portato qui molta cifra, sì, Elvira sa quello che dice, Delia vorrebbe prelevare senza compromettere la percentuale di interessi finora raggiunti – dico bene?”
“Io dico che si può fare, dite voi”.

Passano a discutere civilmente le leggi della società, secondo l’atto costitutivo. Poi si consultano sporgendosi in 4 sul tavolo, escludendo Delia che rimane immobile.

“Sei una delle più grosse cifre della società.”
“Ma tu non devi spendere tutto creatura bella, se no…”
“Perché se tu non prelevi altro, puoi già permetterti di campare bene coi soli interessi”.
“Ognuno sa le sue. Se l’ho fatto vuol dire che c’avevo le mie ragioni”.

Poi le passano le banconote.

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2 Responses to 41.912432,12.525966 – Parigi, o cara

  1. Tim Small says:

    bellissimo

  2. ugov52 says:

    … non e’ diffidenza e’ usanza…!!!

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