Manifestare nel 2012

di Manuela Ravasio

Neanche due settimane fa chiudeva Manifesta 8 a Murcia. La Biennale Europea di Arte Contemporanea si era arrischiata nel far dialogare l’arte del vecchio continente con la vicina influenza nord africana. Due anni prima invece erano state le spigolose montagne altoatesine a chiamare a rapporto artisti architetti e designer ambientali per quella che era stato l’evento apripista del nuovo interesse per strutture e realtà artistiche del Trentino. Eppure l’arte en plein air sembra bisognosa di un nuovo obiettivo immediato.

La nuova Manifesta numero 9 prevista per il 2012 sarà ospitata a Limburg, cittadina belga non propriamente felice (chissà perché ha un alone di “industrialitudine” drammatica alla Germinal) ma particolarmente azzeccata per la mission costante dell’evento: dialogo tra uomini e spazi urbani diventati la (vera) natura circostante. Il bello -per chi è profano del difficile gioco architettura-morale artistica- è vedere lo sforzo e l’investimento creativo in ambienti inaspettati, ex fabbriche, casermoni lasciati in balia delle foglie secche, semplici municipi che possono diventare più “socialmente-utili” con il prefisso ARTE.

Gli stessi luoghi rivisti ogni giorno che, tra le mani di artisti bisognosi di spazi espositivi sempre più ampi, rilanciano l’idea caldeggiata di museo espanso. Risultati a volte non visibili, come molti interventi che con la scusa della non storpiatura dell’ambiente originario sembrano falsamente rivisitati.  Ma se Bruxelles è stato ufficializzato come l’epicentro dei prossimi cinque anni di buona arte europea, la piccola Limburg merita di godersi qualche mese di non anonimato e sfruttare la scia di entusiasmo lasciata dal made in Belgio.

Postilla per prepararsi agli artisti che verranno ospitati: europeissima negli intenti Manifesta ha bisogno di un occhio esterno. Ecco perché a capo della “spedizione” numero 9 c’è il messicano Cuauhtémoc Medina, critico e storico dell’arte che ha già annunciato il desiderio di sfruttare tutto il nervosismo socio-politico che è nel passato di Limburg per trarne un buon risultato più sociale che artistico. Ma visto l’attuale linguaggio franco (in tutti i sensi) del movimento artistico europeo scongiuriamo scelte di comodo e auspichiamo più sorprese. A partire dalla guest list.

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