Verso il Super Bowl, parte 2

Il seguito dell’articolo che il blogger Francesco Casati e il giornalista Roberto Gotta hanno scritto per Studio per presentare il Superbowl. Nell’immagine la doppia copertina che Sports Illustrated ha dedicato all’evento.

di Francesco Casati e Roberto Gotta

Gli Steelers saranno chiamati a una scelta, lasciare il loro leader difensivo libero di attaccare Rodgers, oppure relegarlo a una posizione difensiva più prudente. Rodgers è il giocatore del momento, fino ad ora ha sempre retto con carattere e personalità alla pressione e alle difficoltà. Il suo placcaggio su Brian Urlacher, lanciato in meta dopo un intercetto, è forse l’azione decisiva della semifinale con Chicago. Tutti si aspettano una grande prestazione e proprio per questo sarà fondamentale che i running back Brandon Jackson e James Starks riescano ad incidere sulla partita per non rendere prevedibile l’attacco dei Packers.

Se è vero che specialmente Starks ha dato ai Packers una diversa dimensione nel gioco di corsa, è altrettanto vero che le statistiche mostrano come il suo rendimento non sia eccelso dal punto di vista della produzione; lo è però da quello del mantenimento di drive, cioè nel dare ai Packers situazioni di down e yard favorevoli. Sono diminuiti i terzi tentativi e più di 5 yards, e ne ha guadagnato l’attacco in generale. Restando sul discorso running back, ma in un’altra situazione di gioco, un problema potrebbe sorgere nel caso di una fortissima efficacia di Pittsburgh nella pressione a Rodgers: in quel caso, partendo da una formazione con 4 ricevitori ed un running back, l’offensive coordinator Joe Philbin potrebbe essere costretto a tenere Jackson o Starks a protezione del quarterback, limitando dunque la loro possibilità di uscire a ricevere. Ennesimo esempio dello splendido gioco di scacchi che fa del football lo sport più dettagliatamente tattico che ci sia.

Tatticamente le due difese utilizzano principi molto simili tra loro e l’intercetto di Raji nel championship sembra uno schema disegnato dal difensive coordinator degli Steelers Dick LeBeau; con un giocatore della linea difensiva che inganna l’attacco fingendo di portare pressione per staccarsi e andare in copertura. Ma anche i movimenti dei cornerback di Green Bay, guidati da Dom Capers, sono speculari a quelli di Pittsburgh. Quindi è lecito aspettarsi nuove soluzioni per la partita di domenica.
Con la particolarità di Charles Woodson, che con il passare del tempo si è evoluto e, come ha evidenziato coach Mike McCarthy proprio alla vigilia della partita, ora gioca in quattro ruoli: come cornerback titolare, ma anche come safety e con compiti diversi nelle difese nickel e dime, quelle cioè con rispettivamente uno e due defensive back in più. E’ il corrispettivo di Polamalu, ma giocando in un ruolo diverso rappresenta una variabile di cui Pittsburgh non può non tenere conto. È una gioia vedere Woodson al Super Bowl dopo che nella sua carriera ci era andato vicinissimo con la maglia degli Oakland Raiders, quando nel championship del 2002 contro i Patriots una chiamata arbitrale molto dubbia su un suo blitz decise la sfida.

Cruciale, come sempre, l’aspetto relativo agli special team. Ovvero, quella parte di football di cui si parla solo quando accade qualcosa, nel bene o nel male. Green Bay ha una storia recente non positiva, sui due fronti, ma qualcosa è cambiato nel corso della stagione specialmente nella squadra del punt: Tim Masthay, al primo anno con i Packers, ha mostrato notevoli miglioramenti sia nella gettata sia nella precisione dei punt, mentre non si è ancora visto un ritorno di punt o kickoff di quelli che spaventano gli avversari. Pittsburgh non ha la reputazione di squadra pericolosa negli special team, ma due giocatori potenzialmente esplosivi come Antonio Brown (un TD da 89 yards quest’anno) ed Emmanuel Sanders richiedono costante attenzione da parte della squadra speciale avversaria, che dev’essere particolarmente disciplinata nel mantenere le posizioni durante la rincorsa verso la palla. Nei field goal, Pittsburgh ha grande fiducia in Shaun Suisham, che si è messo alle spalle gli errori delle sue precedenti esperienze a Washington e Dallas ed ha sostituito piuttosto bene Jeff Reed, tagliato per i troppi sbagli sul precario prato dell’Heinz Field e per alcuni comportamenti non in linea con la filosofia della squadra.  I tifosi dei Packers si ricordano bene l’importanza degli special team, visto che il loro ultimo titolo vinto nel 1996 fu deciso dai ritorni di Desmond Howard, ricevitore promettente ai tempi del college ma che ha lasciato il segno in NFL solo nei playoff di quell’anno, decisivo nel championship contro San Francisco e MVP del Super Bowl contro New Engalnd.

Pete Axthelm, nel suo libro “City Game”, spiega il successo di questo sport e di come le sue tattiche riescano a conquistare il pubblico: “Il fascino del football è qualcosa di contemporaneo. La sua forza fisica è in sintonia con i tempi, mentre le guerre strategiche combattute a colpi di schemi e tattiche permettono ai tifosi di diventare generali, studiando e ristudiando mosse e strategie insieme ai propri guerrieri sul campo. Con tutta l’attenzione concentrata su una porzione di campo (dove le due squadre si affrontano) abbastanza piccolo, con modelli di gioco e formazioni relativamente semplici da interpretare (ma difficilissimi da eseguire), il football è lo spettacolo ideale per gli stadi e soprattutto per la televisione: appartiene in maggioranza all’utente fedele della domenica pomeriggio”. Oltre allo spettacolo e al contorno del Super Bowl, stiamo parlando di uno sport veramente completo in cui l’istinto si unisce allo studio, dove la forza fisica non può prescindere da tattica e tecnica e infine dove le grandi individualità esaltano il gioco di squadra. Appuntamento a domenica con il kickoff previsto per mezzanotte e 29 minuti.

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