Verso il Super Bowl, parte 1

Domani sera ad Arlington (Texas) si gioca il Superbowl numero 45, un evento che – come sanno gli estimatori – i quotidiani italiani coprono spesso con pressappochismo e scarsa competenza. Per questo abbiamo chiesto a due esperti: Francesco Casati, uno dei migliori giovani blogger di sport americano e Roberto Gotta, uno dei veterani del giornalismo sportivo a stelle e strisce che già da qualche giorno è a Dallas a seguire la partita per conto di Dahlia TV (collegamento ore 23.45) di presentarci per bene da un punto di vista tecnico la sfida tra Packers e Steelers (in chiaro su La7 dalle 00.30). Una guida sia per gli aficionados che per i profani che seguiranno la partita per la prima volta. Questa è la prima metà, domani pomeriggio la seconda.

di Francesco Casati e Roberto Gotta

Domenica per il Super Bowl l’America non si fermerà, né vivrà con il fiato sospeso in attesa della diretta da Dallas, ma semplicemente i 100 milioni di spettatori della finale NFL si godranno lo spettacolo di una partita che ha molto da dire soprattutto dal punto di vista tecnico. Dei 100 milioni di spettatori solo una parte sono appassionati e tifosi di football, per gli altri è l’occasione di passare del tempo insieme alla famiglia e gli amici  in un giorno di festa, mangiando e bevendo per tutto il pomeriggio.

Non ci interessano gli spot milionari, il concerto dell’intervallo o i vip che seguiranno la partita, ci importa solo della sfida tra Green Bay e Pittsburgh. Packers e Steelers sono due squadre complete, forti sia nella fase difensiva che in quella offensiva e in questi playoff hanno legittimato la loro presenza al Super Bowl, i primi vincendo sempre in trasferta e i secondi dando continuità alla loro grande stagione e facendo valere il vantaggio del fattore campo. Green Bay, specialmente nel championship con Chicago, ha mostrato delle difficoltà nel chiudere le partite, quello che gli americani chiamano “killer instinct”; stesso discorso per Pittsburgh che ha rischiato l’eliminazione contro i Baltimore Ravens nel divisional game, mentre ha  gestito meglio il vantaggio nell’altro championship contro i New York Jets, arrivati alla sfida esaltati per la vittoria in trasferta contro i New England Patriots nel turno precedente. Il gioco di passaggio sul breve ha salvato gli Steelers dalla foga di New York e Ben Roethlisberger è riuscito sempre a trovare i ricevitori anche correndo fuori dai tackle.

Big Ben è alto e robusto, non facile da stendere (anche se ha la tendenza a tenere un po’ troppo esposta la palla) e nel preparare il Super Bowl i Packers hanno rivisto video con situazioni in cui gli avversari non sono riusciti a placcarlo a causa di errata tecnica. I giochi di passaggio sul corto saranno importanti in questo Super Bowl e proprio per questo Heath Miller potrà risultare decisivo; infatti per tutta la stagione i Packers hanno avuto qualche difficoltà a coprire i tight end avversari, anche se hanno superato benissimo questa lacuna sia contro Atlanta che, soprattutto, nella sfida con Chicago. I Bears potevano contare su Greg Olsen, potenzialmente un giocatore perfetto per mettere in difficoltà la difesa di Green Bay, che però ha retto senza troppi patemi. Cullen Jenkins e B.J. Raji in particolare sono due orsi grizzlies difficili da contenere per qualsiasi linea offensiva.

In particolare va sottolineata l’importanza di Raji: nella classica posizione di nose guard avrà di fronte non Maurkice Pouncey, il centro titolare di Pittsburgh, eccellente per tutta la stagione nonostante sia solo un rookie, ma Doug Legusrky, che se l’è cavata benino nella finale AFC contro i Jets ma al Super Bowl effettuerà la prima partenza da titolare nella sua carriera. In un ruolo in cui non bisogna solo effettuare lo snap cercando contemporaneamente di frenare l’uomo dinanzi a sé, ma anche riconoscere i potenziali problemi posti dalla linea di difesa e dai linebacker: è per questo motivo, lo diciamo ai meno esperti, che il centro gesticola molto prima della partenza di ogni azione. E’ generalmente suo compito infatti indicare il middle linebacker (quando la difesa è una semplice 4-3) oppure gli inside linebacker (nella 3-4), per consentire ai compagni di regolare i movimenti in base alla loro posizione. Che sia troppa roba da controllare, per Legursky?

Proprio per questo il gioco di corsa degli Steelers sarà la chiave per arrivare alla vittoria, i motivi sono semplici e paragonabili alla scoperta dell’acqua calda: controllo del cronometro, difesa avversaria stanca oltre che snervata e, soprattutto, Aaron Rodgers, il quarterback di Green Bay, seduto a bordo campo. Infatti, la linea secondaria degli Steelers potrebbe soffrire il gioco di passaggio dei Packers, specialmente perché Rodgers è un giocatore in grado di aumentare il proprio rendimento in base al volume di gioco. Il gioco aereo impensierisce non poco Pittsburgh che avrà bisogno del miglior Troy Polamalu, apparso un attimo sottotono rispetto ai suoi standard nelle ultime due partite, per mettere pressione al quarterback avversario. Ben inteso, Polamalu non al suo meglio resta comunque un giocatore di primo livello, ma ha abituato i tifosi (di football e non sono di Pittsburgh) a vedere in lui una strong safety capace di muoversi per il campo senza dare punti di riferimento; in particolare con i Jets ha rinunciato ad aggredire il quarterback giocando una difesa “2-deep”, con cioè due uomini sempre lontani dalla linea (deep in inglese ha questo senso, qui) a protezione della secondaria.

Attenzione però: tra gli addetti ai lavori si dice che Polamalu, per quanto strepitoso leader, abbia la tendenza a rischiare troppo, a cercare di anticipare con il pensiero gli avversari, e sia dunque suscettibile a finte di lancio (le cosiddette pump fake, in cui il quarterback simula il gesto per poi chiudere il movimento e magari ripeterlo, con lancio stavolta effettuato, un istante dopo) fatte con grande efficacia.



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