Gioventù sprecata presentato a Milano lunedì 7

di Anna Momigliano

Un popolo di santi, poeti e navigatori. Ma anche di bamboccioni, di baroni, di donne a casa e di culle vuote. L’Italia, si sa, non è un Paese per giovani: ormai è diventato un cliché alla Muccino. Solo che quando un economista del calibro di Marco Iezzi (lavoce.info) e una giornalista senza peli sulla lingua come Tonia Mastrobuoni (Il Riformista) uniscono le forze per raccogliere numeri, statistiche e proiezioni, il cliché si trasforma in un ritratto nitido, senza sconti né piagnistei, del sistema economico Italia, o di ciò che resta di esso.
Il risultato è Gioventù Sprecata (Laterza, 193 pagine, 16 euro) che sarà presentato lunedì 7 febbraio alla Camera del lavoro di Milano. L’appuntamento è alle 18, nella Sala dei Carlini.

Intervengono Tito Boeri, uno che di giovani e mercato del lavoro se ne intende e che con la Mastrobuoni aveva già collaborato per la stesura di Un Nuovo Contratto per Tutti (Chiarelettere 2008, da leggere!) e Onorio Rosati, segretario generale della Camera del Lavoro.

Dunque, che cosa rende Gioventù Sprecata un libro che vale la pena di essere letto? Tanto per iniziare, non è il classico pamphlet generazionale, semmai è un libro trans-generazionale, che come specificano gli stessi autori, riguarda i quindicenni quanto i quarantenni, padri e figli uniti dallo stesso destino: “quello di stare peggio delle generazioni precedenti.”

Poi è un saggio brillante e scorrevole che sfata tre miti: quello del bamboccionismo come fenomeno culturale (invece è “un dramma collettivo che ha radici sociali ed economiche”); quello delle università italiane aperte a tutti; e infine (e questo era forse l’ultimo mito a reggere veramente nell’opinione pubblica) quello degli italiani come popolo di risparmiatori. Tanto che la propensione delle famiglie al risparmio è crollata ddal 27% al 9,8% nel decennio tra il 1996 e il 2006.

Insomma, in questo ritratto economico dell’Italia, che pure è discorsivo, non mancano i dati e i numeri. Specie quando si tratta di puntare il dito contro la staticità del settore imprenditoriale, quell’ “esercito di aziende piccole e medie, poco orientate ad accrescere le proprie dimensioni, a quotarsi in borsa o a investire massicciamente in innovazione e tecnologia.” Tanto che persino nella modernissima Milano tra il 2002 e il 2009 i brevetti sono calati del 20%.

E, al di là dei numeri, ci sono le interviste. Con italiani che ce l’hanno fatta nonostante tutto, con quelli che invece sono dovuti emigrare, e con qualche vecchio saggio che pure si sente coinvolto dalla questione giovanile. Qualche nome?  Gae Aulenti, Margherita Hack, e Andrea Camilleri… Gli altri andate a scovarli nel libro.

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2 Responses to Gioventù sprecata presentato a Milano lunedì 7

  1. Roberto Mancini says:

    Il libro “trans-generazionale” che mi avete fatto prenotare faceva leggermente (non posso usare la paura). Comunque è colpa mia, comprare il libro “trans-generazionale”: me lo sono certamente merito. Ma che vuole quella gente?

  2. Non puoi usare la paura? Oh mamma, forse non saremo un paese di bamboccioni ma siamo un paese di illetterati.

    Anna

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