Quattro frasi (con commento) per capire che cosa sta succedendo in Egitto

di Anna Momigliano

Al Cairo c’è un gran casino. Non si capisce bene se Mubarak reggerà (ma ogni giorno che passa le possibilità che il regime sopravviva diminuiscono) e soprattutto non si capisce perché le democrazie occidentali ci abbiano messo tanto per schierarsi, e neppure troppo convinte, a fianco dei manifestanti, che dopotutto non chiedono altro se non qualche briciola di diritti civili. Non si capisce poi (o meglio si capisce fin troppo) perché qualche commentatore conservatore, come per esempio Fiamma Nierenstein sul Giornale, sia tutto fuorché entusiasta della sommossa popolare. Ma come, i neo-con non volevano esportare la democrazia nel mondo arabo? Discutere la questione a fondo richiederebbe tempo e spazio che qui mancano. Però abbiamo trovato quattro frasi, semplici e dirette, che riassumono bene il dilemma Egitto.

Dear America, I love you. Stick to your principles over your interests
by Sandmonkey, attivista politico e firma storica della blogosfera egiziana, nonché una vecchia conoscenza (suo malgrado) dei servizi segreti di Mubarak
Per anni l’America, e non solo quella di Bush, si è presentata come baluardo dei valori democratici. Poi George W. Bush, con dubbi risultati, si era anche messo in testa di poterla esportare, con le buone o con le cattive (soprattutto la seconda), nel mondo arabo. Il motto dei neo-con era: cominciamo dai regimi nemici (Iraq, Iran), e proseguiamo con i regimi amici (Arabia saudita, Egitto). Adesso che la democrazia araba sta nascendo dal basso, senza bisogno di essere esportata, l’amministrazione Obama non se l’è sentita di dare il ben servito a uno dei regimi amici nel Medio Oriente. Le reazioni di Washington sono state timide e tardive. Perché, appunto, si tratta di scegliere tra ideali e interessi.

Any mass movement in Egypt will be taken over by the Muslim Brotherhood
by Barry Rubin, docente preesso l’Interdisciplinary Center (IDC) di Herzliya, Israele, nonché noto commentatore neo-con senza peli sullo stomaco
Questa è quella che io chiamo una minkiata con un PhD. Ovvero: se il popolo egiziano si ribella non c’è da stare allegri perché se cade il regime di Mubarak i Fratelli Musulmani andranno automaticamente al potere. Ora, per quanto messa in maniera molto più drastica che altrove, quella di Rubin rispecchia una preoccupazione alquanto diffusa nel mondo occidentale. I Fratelli Musulmani, o Ikhwan, sono un movimento fondamentalista islamico che gode di un vasto sostegno popolare in Egitto. Si teme che, se ci dovessero essere libere elezioni, l’Ikhwan le stravincerebbe.  E’ una riedizione moderna del cosiddetto paradosso paradosso algerino, secondo cui nel mondo arabo le libere elezioni portano alla vittoria degli islamisti (ergo tanto vale tenersi le dittature militari).

It’s not about the Muslim Brotherhood. It’s about Egypt
by Mona Eltahawy, commentatrice politica egiziana
Ecco la risposta a Barry Rubin e agli altri occidentali terrorizzati dall’idea dell’Ikhwan al potere. Che vi piaccia o no, il popolo egiziano si è stancato di una dittatura che dura da oltre trent’anni, di elezioni farsa, di libertà civili inesistenti, di prigionieri per reati di opinione e di una gestione della cosa pubblica che non fa invidia neppure all’Uganda. Se poi c’è il rischio che i Fratelli Musulmani prendano il potere, questo è un rischio che anche una donna colta, laica e occidentalizzata come Mona Eltahawy è pronta a correre.

Is Egypt more like Iran in 1979 or 2009?
by Barbara Slavin su Foreign Policy
Questa è la domanda che, sotto sotto, si stanno facendo veramente tutti. Come alcuni ricorderanno, anche la rivoluzione iraniana che nel 1979 portò al potere gli ayatollah cominciò come una rivolta contro il regime dello Shah, che univa laici e religiosi, comunisti e liberali. Ma poi Khomeini, un po’ come Napoleone nella Fattoria degli Animali, è riuscito a fare fuori (più o meno letteralmente) tutte le altre anime della rivoluzione. Poi, nel più vicino 2009, c’è stata la rivolta degli studenti iraniani contro il regime di Ahmadinejad, che peraltro è stata repressa  con successo nel sangue, ma che nel frattempo era stata adottata con gioia dall’Occidente, che con Ahmadinejad aveva, e tutt’ora ha, qualche conto aperto. Dunque la domanda che tutti si fanno è: la rivolta egiziana ricorda l’Iran del 1979 o l’Iran del 2009? Il problema, forse, è che ancora troppo presto per dirlo.

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2 Responses to Quattro frasi (con commento) per capire che cosa sta succedendo in Egitto

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