Dalla matematica alla moda: vestire le femministe femminili

di Anna Momigliano

Il New York Mag l’ha definita a “un po’ rock, un po’ europea e un po’ sadomaso”, TimeOut New Yorkfunky e di classe“. Karen Patwa, a.k.a. dangerous mathematicians, è una designer indiana americana (nel senso che i suoi sono immigrati dall’India) con una missione alquanto originale: vestire le “femministe femminili.” Espressione politicamente corretta per dire che il suo target si rivolge a donne indipendenti ed emancipate, più interessate a seguire lo spirito individuale che la moda del momento. Insomma, non le classiche fashioniste, ma neppure a quelle femmi-nazi che tanto spaventano l’immaginario collettivo americano. 

Missione che sa più di militanza che di amore del bello, ma che suona più che naturale se si pensa da dove viene Patwa, che nel 1997 si è laureata (in matematica, da cui il nome) presso il prestigioso ateneo di Bryn Mawr, a pochi chilometri da Filadelfia. Uno dei pochi college femminili rimasti negli Stati Uniti, dagli anni Trenta in poi fucina di femministe determinate (e, aggiungerebbe qualcuno, di attiviste lesbiche).

E qui apriamo una piccola parentesi pop-antropologica: qualche affezionato dei Simpson ricorderà che in una puntata a Lisa viene offerta, in cambio della sua rinuncia a una gara di spelling, una borsa di studio per uno dei più prestigiosi college femminili a sua scelta. In sogno le appaiono delle improbabili muse, ognuna che incarna un ateneo. E recitano una filastrocca che fa più o meno così:

Vieni a Barnard per essere la sorella della Columbia. Vieni a Radcliffe e incontra uomini di Harvard. Vai a Wellsley per sposarli. Vieni per spassartela con noi (Mt. Holyoke), vieni a giocare a Lacrosse con noi (Smith). Vieni a “esplorare” con noi (e a questo punto si vedono Bryn Mawr e Smith che limonano).

Chiusa la parentesi pop-antropologica. E’ proprio in una recente intervista al Bryn Mawr Alumnae Bullettin che Karen Patwa racconta in modo approfondito della sua vocazione. Tutto è cominciato al terzo anno del college, quando, tra una lezione di matematica e l’altra, le capita di seguire un corso di costume teatrale tenuto da Hiroshi Iwasaki che le avrebbe cambiato la vita. Così Patwa decide che la sua vocazione, più che la matematica, è disegnare vestiti.

E non vestiti qualunque: abiti confezionati su misura per donne in carriera dallo spirito indipendente (e dalle taglie che non sempre riflettono il trend del mercato). La sua filosofia? Meglio investire in pochi capi su misura che su un ampio guardaroba che rischia di caderti male: “Non che io creda che la gente non debba acquistare vestiti a costi abbordabili. Il fatto è che con tutti i soldi che una donna spende in abiti che poi finiscono nel dimenticatoio, che diventano fuori moda nel giro di un paio di stagioni o che si sfasciano, potrebbero essere spesi invece in uno o due capi che durino una vita, dei classici senza tempo.”

Non solo. Patwa, che va molto fiera della sua laurea, sostiene di applicare le leggi della matematica alla moda: “Le linee e le curve che esistono nella natura esistono anche nel corpo umano. Prendiamo, per esempio, la curva sinusoide, che in matematica rappresenta un’oscillazione regolare e ripetitiva: la linea che comincia dal lato del corpo, si innalza quando si avvicina all’area al di sotto dei seni, e si abbassa per poi continuare dall’altro lato del corpo, ebbene questa linea si avvicina alla curva sinusoide”

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