La sfortuna di chiamarsi Jay Cutler

di Cesare Alemanni

Se non avete la più pallida idea di chi sia Jay Cutler non preoccupatevi. Fate semplicemente parte di quel 95% di europei per cui una palla non può essere ovale e il casco si mette solo per andare in moto.
Se non avete la più pallida idea di chi sia Jay Cutler ecco un consiglio: non cercatelo su internet. Tra le tante “fortune”, il ragazzo soffre pure di una “simpatica” omonimia con un campione di culturismo e googlando il suo nome vi trovereste di fronte a una lunga galleria di muscoli oliati e vene sporgenti in mezzo alle quali spunta – ma solo una tantum – il ciuffo nemmeno troppo sbarazzino di questo quarterback: 27 anni, formato alla Vanderbilt University del Tennessee. Belloccio, vaga somiglianza con Matthew Perry di Friends.

Dal 2006 uno degli sportivi meno simpatici d’America, da ieri ufficialmente iscritto al libro dei “codardi” in virtù di una legge che vige nello sport (e non solo lì) americano, difficile da capire per noi europei capaci di innamorarci anche degli eroi fragili, estrosi e incompiuti alla Gascoigne. Una legge che funziona circa così: non importa quanto talento tu abbia e quanta classe dimostri, fino a prova contraria (ovvero fino a quando non vinci un titolo) resti comunque un perdente.

E ieri, a giudizio quasi unanime di alcuni colleghi, diversi pundit televisivi e parecchi tifosi; Jay Cutler si è comportato in un modo che è puro concentrato di perdente. Ecco come sono andate le cose. Quando in Italia erano circa le otto di sera, a Chicago si giocava la seconda partita di football più importante della stagione dopo il Superbowl: quella che dà diritto a giocare il Superbowl. Non un partita qualunque. A renderla ancora meno qualunque, un fatto: in campo c’erano Green Bay Packers e Chicago Bears – le due squadre con più tradizione di tutta la NFL – divise da una rivalità che non si può spiegare in termini europei o calcistici.

Una rivalità nata negli anni ’20 lungo uno degli sconfinati rami del Lago Michigan su cui si affacciano entrambe le città (Chicago più a sud, nell’Illinois; Green Bay più a nord, nel Wisconsin) e puntellata di battaglie sotto la neve a temperature polari (ieri eravamo tra i meno 10 e i meno 15). A Green Bay, i Packers e il football sono una religione. Per gli abitanti (tutti tifosi) di questa piccola città (100.000 abitanti) che viveva principalmente d’industria alimentare e dove d’inverno si registrano tranquillamente meno 30 gradi, giocare contro Chicago è come Davide che va contro Golia. Per loro, quelli di Chicago sono gente di città. Dei raffinati. Gente che, nonostante i -10 di media dei mesi invernali, vive a climi miti. In una parola: fighetti.

Ovvio quindi che per un tifoso dei Bears, non c’è niente di peggio che dare conferma di questo stereotipo. Esattamente ciò che ha fatto Jay Cutler ieri sera quando, con Chicago sotto per 14-0 nella partita più importante della stagione, una partita che stava giocando male o comunque non al livello del leader e della stella che pretenderebbe di essere, all’ inizio del secondo quarto si è seduto sulla sideline (in pratica la panchina del football, sport in cui tutte le sostituzioni sono temporanee e nessuna è definitiva) per non rialzarsi più fino al termine; restando a guardare laconicamente i suoi sostituti: il disastroso Todd Collins e il giovane, inesperto e tremante Caleb Haine (soprannominato prima Cinderella dai commentatori di Fox, per aver quasi sfiorato la rimonta; quindi sbeffeggiato brutalmente subito dopo averla mancata. Sempre per la solita legge) affannarsi per metterci una pezza al posto suo.

Motivo? Se faceva forza sulla gamba sentiva dolore. Quanti gli hanno creduto? Circa nessuno. Perché? Perché non c’è nessuna immagine televisiva che testimoni un contatto abbastanza grave da produrre un infortunio sufficientemente serio da giustificare la sua assenza in un momento così critico. Come se l’unico dolore comprensibile fosse quello visibile e iper-evidente. Come se dalla frattura scomposta in giù non esistessero vie di mezzo accettabili.  Per questo oggi una metà dell’ America e quasi l’intera popolazione di Chicago (a eccezione dei compagni di squadra che lo difendono) si è svegliata dando del codardo a Jay Cutler e ponendosi interrogativi circa l’estensione delle sue “nuts”. La teoria più accreditata è che molto semplicemente se la sia fatta sotto, preso dalla fobia di fallire sotto gli occhi di tutto.

Ieri le telecamere impietosamente riproponevano ogni cinque minuti le immagini di un piccolo taglietto sul gomito di Cutler e i commentatori si scambiavano battutine del genere: “ehi, eccolo lì l’infortunio!”. Oggi ci sono padri che scrivono e-mail ai giornali che suonano circa così: “mio figlio è in Afghanistan e Cutler si rifiuta di giocare per un dolorino?”. Infine, il Chicago Tribune ha lanciato un sondaggio: “Do you question Cutler’s toughness?”. Il 49 per cento dei votanti ha risposto “Sì, in fondo riusciva a camminare benissimo sulla sideline”.

E poco importa se i medici parlano di sospetta rottura del crociato collaterale del ginocchio, un infortunio per cui un giocatore di Serie A salterebbe un’intera stagione (e di fatto l’interista Walter Samuel la sta saltando). Se giochi a football nei Bears, ti chiami Jay Cutler e, sotto-sotto con quella faccia un po’ così non sei mai piaciuto a nessuno, può non bastare a evitare che i tifosi si chiedano sui forum: “ma dove gliela faranno la risonanza magnetica? Alla vagina?“.

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9 Responses to La sfortuna di chiamarsi Jay Cutler

  1. Sick Baller says:

    bellissimo pezzo

  2. Lillo says:

    Caro Cesare, non hai la minima idea di cosa sia il Football Americano!!!!!!
    Ho visto giocatori giocare con commozioni celebrali o ossa rotte, non sto a disguisire se sia giusto o sbagliato, ma il termine di paragone è questo e se vuoi stare in questo sport (tra l’altra lo sport dove i giocatori sono i più pagati al mondo) e stai giocando la partita della vita la giochi anche senza legamenti, visto che si può fare. Ti ricordi che anche fior di sciatori sono scesi senza legamenti e mi risulta che nello sci il ginocchio sia fortemente sollecitato. Quindi come tutti hanno potuto vedere …… Cutler si è cagato sotto per l’ennesima volta nella sua carriera!

  3. Lillo says:

    ………… ah dimenticavo ………………….. GOOO PACKERS!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. luca chirico says:

    io a football americano ci gioco…

    probabilmente chi ha scritto questo articolo non lo conosce neanche bene, ne come filosofia, ne come mentalità ne come “peso sociale”…

    nel football prima che la forza, il talento e le capacità servono abnegazione, dedizione e spirito di sacrificio…

    Negli anni passati (seguo il football dal 1990 e lo pratico dal 1996) ho visto restare in campo giocatori che avrebbero dovuto uscire, solo perchè la loro presenza era uno stimolo per i compagni.

    Un leader quale deve essere un quarterback deve reggere la pressione fisica e psicologica, non discuto sul fatto che Cutler abbia finto (qui c’è la notizia http://es.pn/fyrtPr) però è normale che ai più sia sembrato una finzione…

    Ps per favore non paragonare il F.A. al calcio, non c’è la benchè minima cosa in comune. Nel calcio la simulazione è CONTINUA e non c’è il rispetto dell’avversario!

  5. Ciao Lillo, ciao Luca.

    io a football americano non ci gioco…

    nondimeno probabilmente mi avete frainteso. L’intento dell’articolo non era né quello di paragonare il calcio al football, né tantomeno quello di mettere all’indice il football assecondando i tanti stereotipi che circolano in materia nel nostro paese. Volevo semplicemente raccontare una cosa successa che è molto lontana da ciò a cui siamo abituati in europa, nel bene e nel male. Appunto per spiegare un po’ come funziona la mentalità sportiva americana; che amo.

    Cesare

  6. Maurizio says:

    Bellissimo articolo, molto intelligente. Dovresti mandarlo ai nostri giornali così capiscono come si scrive di sport americano.

  7. Sick Baller says:

    Maurizio hai troppa ragione!

  8. luca chirico says:

    mhh può essere che abbia frainteso il senso dell’articolo…

    diciamo che per me è un nervo scoperto…troppo spesso sento paragoni assurdi e vedo muovere critiche infondate…

    quello che sfugge ai più è proprio la mentalità e le qualità richieste in uno sport di sacrificio…perchè?

    Perchè in Italia sembra esistere solo il calcio, e nel calcio appena ti appoggiano una mano sul petto cadi toccandoti il volto, oppure entrato in area di rigore appena un ombra ti passa vicino cadi…

    esiste un video su youtube che è una spassosissima parodia di un allenamento di calcio…

    -^___^-

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