Perché i tablets potrebbero cambiare (ma davvero) il volto dell’editoria

di Cesare Alemanni

Parecchi di noi si erano segnati la data odierna sull’agenda. Doveva essere quella del lancio ufficiale, a San Francisco, di The Daily: il primo magazine (a cadenza quotidiana) esclusivamente per iPad progettato dalla News Corp. di Rupert Murdoch che vanta una redazione ampia (oltre 100 giornalisti) e di primissimo piano. Un progetto in pompa magna (il budget iniziale è di 30 milioni di euro) che non può che incuriosire quanti si interrogano sul futuro del giornalismo e della sopravvivenza delle categorie dell’informazione; qualunque sarà il supporto che le riserverà il futuro.

La notizia degli ultimi giorni è che la presentazione è stata posticipata di qualche settimana, ufficialmente per “ritardi nella lavorazione”, anche se non si può non notare la coincidenza di date con l’annuncio del temporaneo ritiro per malattia di Steve Jobs che – dato il coinvolgimento diretto di Apple (che ha messo a punto un sistema di sottoscrizione ad hoc)  – avrebbe dovuto presenziare al lancio. Fatto sta che dovremo pazientare ancora un po’ per saggiare The Daily e per capire se, con questa nuova formula, i due giganti Jobs&Murdoch hanno trovato la quadratura del cerchio per salvare capra e cavoli e un mestiere a rischio d’estinzione.

Di certo questa unione tra Apple e News Corp. – di sapore nemmeno troppo vagamente bipolistico – non fa dormire sonni tranquilli a chi ne è escluso. A chi vedeva nell’iPad la nuova terra promessa dell’editoria e pensava di ricevere un trattamento, se non di favore almeno di “pari opportunità per tutti”, da parte di Apple.

Da terra promessa, per tutta una serie di grandi editori l’iPad  rischia di trasformarsi in una “pillola amara” da mandare giù come titolava domenica un pezzo di Jeremy W. Peters sul New York Times. Lo hanno già scoperto le case discografiche con iTunes: Apple è in grado di offrire nuove opportunità di business ma lo fa alle sue condizioni. Che, in questo caso, non saranno – e già non lo sono – uguali per tutti. Dopo l’annuncio del lancio di The Daily, gli osservatori neutrali si aspettavano che Apple avrebbe concluso una serie di accordi di sottoscrizione ad hoc (come quello stretto con News Corp.) anche con altri grandi nomi dell’editoria. Per ora non è successo nulla di simile e il The Daily resta una mosca bianca.

Una mosca bianca con una serie di privilegi che potrebbero fare la differenza tra un’applicazione di successo e una che non si calcola nessuno. In particolare quello che contraddistinguerà il The Daily e gli conferirà un innegabile vantaggio rispetto ai competitor (specie quelli che militano sotto l’egida di Condé Nast, Time Inc. e Hearst) è appunto la possibilità di sottoscrivere abbonamenti annuali (per fare un esempio: il New Yorker si vende, per ora, solo a copia. Scomodo per l’utente) e di offrire la propria pubblicazione digitale a un prezzo concorrenziale per un tablet (1 dollaro la settimana), mentre le App di alcuni dei maggiori magazine vendono le loro copie digitali quasi allo stesso prezzo delle versioni che escono in edicola (v. Esquire).

Da una parte, questi due fatti hanno montato le proteste dei consumatori, indispettiti all’idea di pagare allo stesso prezzo del cartaceo, delle copie digitali che ai produttori costano molto meno (data l’assenza dei costi di stampa e distribuzione).  Dall’altra, confermano quella che era già l’impressione di molti: quello dei tablet è ancora uno spazio di mercato tutto da esplorare e da seguire per capire quale piega prenderà.

Da un lato c’è l’eventualità che il futuro veda sempre più provider tecnologici (Apple, ma anche Google con il suo tablet con motore Android) che stringono accordi preferenziali con determinate case editrici, ibridandosi e diventando di fatto un po’, a loro volta, editori. Un’ ipotesi che confermerebbe la teoria del presidente di Condé Nast Bob Sauerberg che ha definito quella dell’iPad una “early lead” che si disperderà all’interno di un mercato concorrenziale in cui ogni tablet sarà convenzionato preferenzialmente con un tot di editori. Altrimenti – viceversa – la partita la vincerà nuovamente Apple (come è già successo con tutti gli altri device, iPod in particolare) e potrà agire in regime di quasi monopolio imponendo agli editori le proprie condizioni e continuando a favorire i publisher che stringono convenzioni dirette con lei. Il che, molti lo pensano ma nessuno lo dice, potrebbe anche significare tutta una nuova generazione di magazine. Proprio come il The Daily.

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