Michael K. Williams, intervista al “sindaco nero” di Boardwalk Empire

di Redazione

Da stasera su SKY Cinema 1 va in onda Boardwalk Empire, la serie televisiva prodotta e parzialmente diretta da Martin Scorsese; ed è già un successo. Lo confermano i mesi di tam tam promozionale sulle reti del gruppo di Murdoch e la grande attenzione dedicata a questo debutto da gran parte dei quotidiani, anche di quelli più generalisti.

Non è solo la presenza del nome di Scorsese (a fianco a quello di Terence Winters, deus ex machina dei Soprano) ad attrarre il grande pubblico ma anche quella di star del cinema come Steve Buscemi e Michael Pitt e di uno dei volti televisivi e cinematografici emersi negli ultimi anni: Michael K. Williams, già Omar di The Wire. A lui e al “rinascimento della televisione” targato HBO è dedicata la storia di copertina del numero zero di Studio. Ecco un estratto, dall’intervista che Francesco Pacifico ha realizzato con Michael, incentrato in particolare su Boardwalk Empire.

(…) Boardwalk Empire. Com’è?»

«La storia è ambientata ad Atlantic City nel 1920. È l’era del proibizionismo, quando misero l’alcol fuorilegge. Vedi quindi la nascita dei gangster, dell’alcol di contrabbando. E vedi anche tutti i grandi gangster da ragazzi, mentre si facevano strada. Come Al Capone, Lucky Luciano, i fratelli D’Alessio…»

«Gli original gangster».

«Oh, sì. Gli original gangster».

«E il tuo personaggio?»

«Il mio personaggio si chiama Chalky White».

«Bel nome».

«Già, sì, infatti. Fondamentalmente è il sindaco non ufficiale della comunità nera di Atlantic City, ai tempi era responsabile praticamente del venti percento dell’elettorato della città».

«Ed è corrotto?»

«Sì, è un gangster. Produce alcol di contrabbando. È un uomo d’affari barra gangster».

«Insomma è lo Stringer Bell, il Proposition Joe degli anni Venti» (continua la mia fissazione su The Wire e i suoi personaggi).

«Sì, si può dire così».

«Ti diverti a farlo?»

«Da morire. Anche stavolta sono in ottima compagnia. C’è Martin Scorsese a produrre, ha diretto il pilota. E ci sono Steve Buscemi, Mike Pitt, Michael Shannon, il cast è fantastico. È scritto benissimo, da quelli dei Soprano, è il loro nuovo bambino…»

«Insomma praticamente Scorsese è curioso di ogni cosa e quindi voleva partecipare al rinascimento delle narrazioni americane grazie alle serie tv… Che impressione ti ha fatto? Lui porta la grandeur del cinema nella televisione. Che ne pensi?»

«Lui è incredibile. È una grande sensazione far parte di una cosa così frenetica, e hai ragione, in effetti Scorsese porta tutta la grandeur del cinema nel televisore, che è una cosa più piccola… È uno dei migliori, sono veramente felice di farne parte».

«Mi viene in mente che forse è il momento giusto per questa grandeur. In fondo ora i televisori sono enormi, c’è l’alta definizione, quindi ha senso che uno con quell’esperienza nel cinema porti il suo sapere in tv proprio nel momento in cui le serie devono cominciare a tenere in conto che i televisori danno nuove possibilità. Magari è quello il motivo per cui ci si è messo».

«Non so proprio. Guarda, sono solo molto contento che mi hanno preso».

(foto: Lele Saveri per Studio)

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