Salem, Hype Williams e il lato oscuro del tamarro

di Cesare Alemanni

La storia della musica è ricca di ibridi. Alcuni abbastanza duraturi da figliare veri e propri generi (come quandol’electrofunk newyorchese incontrò i Kraftwerk e insieme diedero vita all’hip-hop), altri tanto estemporanei che ce ne ricordiamo a fatica, o con un non lieve imbarazzo (come quando il metal incontrò il New Era di Fred Durst e insieme diedero vita ai Limp Bitzkit). Se sarà estemporaneo o durevole lo sapremo poi; di certo il “non-ancora-un-genere-definito” i cui maggiori esponenti al momento sono Salem, Hype Williams e alcuni altri è “il precipitato” più interessante degli ultimi 12/24 mesi di storia musicale.

La porta di accesso più immediata per mettere piede nel mondo di questo polinomio è forse quella offerta dal famigerato hypnagogic pop – la migliore/peggiore definizione di un genere musicale mai inventata da un giornalista di  Wire. Un’etichetta sulla cui ampiezza e tenuta quasi nessuno si trova d’accordo e in cui convivono personalità e band diversissime, da Neon Indian (già passato per un altro “non genere” molto in di questi tempi: la chill-wave) a James Ferraro, passando per Oneohtrix Point Never. Filvio Muccino la definirebbe così: “muFica da Fballo!” Ma al cubo. Immaginate la balena di Twitter che manda ungulati attraverso una loop station. A dirla tutta la mia opinione è che se i critici musicali avessero meno tempo da perdere ed ego da spendere avrebbero liquidato l’intera faccenda molto più comodamente così: psichedelia 3.0.
Invece no, e dunque ecco qui l’hypnagogic pop. Che comunque è solo una delle componenti, e nemmeno la preponderante, del suono dei Salem (tra le altre cose anche catalogati come Witch House e Rape Gaze)  e dei Hype Williams.

In realtà c’è qualcosa di molto più basilare che accomuna questi gruppi: la scoperta della crepuscolarità e dell’evocatività del tamarro. Un crepuscolarismo evocativo da sempre presente nelle pieghe e nei synth di quello che durante gli anni zero è stato probabilmente il genere più tamarro (e anche influente, iniziamo finalmente a rendercene conto) del cosmo: il southern rap. Da cui – ed è chiarissimo – sia Salem che Hype Williams pescano ispirazioni, suoni e sample a piene mani per impastare il tutto con il gotico e il gaze nel caso dei Salem, con una sensibilità arty tra Aphex Twin e Dj Shadow nel caso di Hype Williams (che si sono dati lo stesso nome di un leggendario regista di video hip-hop). Togli la voce di T.I. dal beat di What You Know (e non scelgo per caso un pezzo così vecchio), riduci i bpm, cambia l’arrangiamento – da sborone e trionfale rendilo tombale e disforico -… e hai un pezzo dei Salem. Rallenta fino alla nausea Over di Drake ed ecco un pezzo di Hype Williams. Letteralmente.

Cosa significa tutto questo? Cosa ci dice questo fatto che tre pischelli white trash Mighiganesi e un duo di artistoidi europei che vivono tra Londra e Berlino (maddai?) a un certo punto, più o meno nello stesso periodo ma per strade diverse, si sono trovati a venire influenzati dal chop-and-screw più violento; roba che nemmeno ad ATL in pieno 2005?

È il segno dell’inversione di un qualche polo metafisico? È l’ennesima dimostrazione che quando si tratta di musica “i neri ci arrivano sempre prima”? O che se cambi la percezione che la gente ha di una cosa gli puoi rivendere oggi quello che fino a ieri schifava?

Non importa e non lo so.

Però spacca.

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