Abbasso il re. Perché gli Heat vanno maluccio e domani sera Lebron riceverà un mare di Boo

“I’m going to take my talents to South Beach”. Con queste parole LeBron James ha annunciato in estate il suo passaggio agli Heat. A Miami ha trovato i suoi grandi amici Dwyane Wade, Chris Bosh e anche Pat Riley, presidente della squadra. Se il nome Riley non vi suona nuovo, vi rinfreschiamo la memoria: è l’allenatore dei tre titoli consecutivi di Magic Johnson ai Lakers, ha vinto l’anello con gli Heat nel 2006 ed ha ha riportato in finale i New York Knicks a metà degli anni ’90 dopo troppe stagioni deludenti. Senza di lui nessun grande nome avrebbe mai firmato per la squadra della Florida.

“It’s been a pleasure to bring my talents to south beach”. Parole e musica di Paul Pierce dopo aver “sculacciato” con i suoi Celtics i tanto quotati Heat; si è divertito a ricordare che la sua è la squadra da battere. Il problema è che non solo Boston ha dominato Miami, anche formazioni di medio-basso livello hanno portato a casa la vittoria. Più che King James, LeBron sembra Filippo II re di Spagna e, proprio come la sua flotta, gli Heat sono un’ “invincibile armata” solo sulla carta.

“The ball don’t lie”. Questa frase sgrammaticata, inventata da Rasheed Wallace, è la sintesi di tutti i problemi di Miami: in campo non si vede nessuna forma di basket. Dopo 18 partite sono arrivate appena 10 vittorie e  il clima all’interno della squadra è teso, ci sono diversi musi lunghi e James è scontento della gestione tecnica dell’allenatore, Erik Spoelstra. Dopo l’ennesima sconfitta rimediata a Dallas gli Heat si sono chiusi in spogliatoio per un meeting tra soli giocatori per capire come risollevare questa stagione. Lunedì pomeriggio poi, James ha avuto un colloquio di oltre mezz’ora con il suo coach per ridisegnare gli schemi offensivi. Gli Heat fanno sapere che il confronto è stato sereno e pacato, ma non ci vuole  Wikileaks per capire che il metodo Spoelstra è stato superato.

I problemi tecnici sono tanti e molti sono riconducibili a Chris Bosh, autentico bidone dell’estate. La sua presenza sotto canestro è nulla, fatica a rimbalzo e la sua fisicità è pari a zero. Anche per colpa sua gli Heat sono una delle peggiori squadre a difendere l’area. Nella metà campo offensiva hanno problemi speculari: pochi punti sotto canestro e raramente dispongono di seconde opportunità. Inoltre l’intesa tra Wade e James è vicina allo zero e non a caso giocano il loro basket quando uno dei due è seduto. In sostanza si alternano nel guidare la squadra, ma quando sono insieme sul campo non riescono nemmeno a cercarsi. Infine la difesa è totalmente priva di logica e non produce transizione, gli Heat non corrono e sono costretti ad attaccare le difese avversarie già schierate.

Abbiamo parlato di clima teso all’interno della squadra, mentre all’esterno tutto tace e non potrebbe essere altrimenti. Miami infatti è una città strana, non sembra nemmeno far parte degli degli Stati Uniti per via della sua forte influenza latina. South Beach non ha un clima caraibico, ma cialtrone. Nell’immaginario dell’italiano medio Miami è un posto vibrante con mare cristallino, spiagge bianche e feste a tutte le ore. Solo in piccola parte è così, specie quando migliaia di italiani scambiano la Florida per la riviera romagnola e cercano in tutti i modi di farsi spennare. In realtà Miami non è così giovane né così vibrante: è un luogo dove si viene a svernare, in cui gli anziani di New York (che tifano Knicks) si godono la pensione, dove la maggior parte dei cittadini è di origine ispanica e il basket lo chiama baloncesto. Insomma, i Miami Heat interessano fino a un certo punto e seguirli dal vivo costa parecchio e il reddito medio in questa città non è uno dei migliori d’America. Gli abbonamenti sono stati venduti a dei prezzi esorbitanti e le prime file si sono trasformate in una passerella di milionari annoiati che non sanno più come ostentare la ricchezza; mentre i posti più popolari sono occupati da un pubblico composto da persone non particolarmente competenti in fatto di basket. Niente contestazioni, niente entusiasmo. Per trovare un pubblico caldo gli Heat non dovranno aspettare tanto, infatti giovedì notte sono attesi a Cleveland.

Per certi versi la partita più attesa dell’anno: James contro la sua ex squadra. L’accoglienza sarà dura, ma non selvaggia. Il “traditore” verrà sommerso di boo  tutta la sera ogni qual volta toccherà palla. Lui non potrà rispondere alle provocazioni sapendo di aver conficcato un pugnale nella schiena a troppi tifosi. Starà zitto e ringrazierà il suo pubblico anche se non verrà ricambiato, anzi. Ma è pur sempre il suo pubblico! I Cavs prima di lui erano una barzelletta, un insulto al basket che hanno vissuto una manciata di buone stagioni a inizio anni ’90. Da lì in poi il vuoto, sia in campo che sugli spalti, momenti di povertà tecnica imbarazzante e un vilipendio costante al gioco. Un esempio: Ricky Davis una volta tirò nel suo canestro per prendere il rimbalzo che gli mancava per siglare la sua prima tripla doppia di carriera. Rischiò il linciaggio da parte di Karl Malone. James giovedì notte tornerà nel suo regno e poco importa se verrà fischiato ed insultato, perché capirà che i suoi 7 anni a Cleveland hanno contribuito a costruire una cultura di basket. Siamo sicuri che se avesse la possibilità di salire sulla DeLorean riporterebbe il suo talento a Cleveland, Ohio. Purtroppo guida una Hummer a South Beach dove è considerato una pop star e non un giocatore di basket.

(Franklin Drebin)

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One Response to Abbasso il re. Perché gli Heat vanno maluccio e domani sera Lebron riceverà un mare di Boo

  1. Mike says:

    Thanx Fra, con elogio particolare alla parte su Miami city.
    Comunque sia te che io che molti altri non avevamo dovuto osservare 18 partite stagionali quest’estate per capire che grosso modo sarebbe andata a finire così……in difesa soprattutto. C’è chi da grande espertone tattico mi ha proposto di usare i BigTwo a quarti alternati, e sento che è un’idea che si sta diffondendo tra i “tifosi” del terzo e del quarto giocatore più forte della Lega😉 …la mia umile opinione è che separati possono essere più funzionali al supporting cast che hanno attorno, ma non avrebbe alcun senso dato che si presuppone che James l’hai preso per giocare ASSIEME a Wade, non per costruire due squadre all’interno di una sola.

    PS: Riley ha vinto il titolo con Miami nel 06. 07 Spurs.😉

    Salut!

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