Perché un post è un Post (e un articolo è un Articolo)

Un po’ di tempo fa, sul numero del 5 novembre di Internazionale, stavo leggendo un articolo intitolato “I blog diventano giornali e viceversa”. Il giornalista Farhad Manjoo cercava di definire cosa fosse un blog post e cosa invece un articolo, prendendo le mosse dalle nuove scelte grafiche di alcuni siti di informazione statunitensi: Gawker , piattaforma di gossip altolocato, con la nuova versione beta, avrebbe abbandonato il layout tipico del blog, utilizzato come homepage fino ad allora, determinando—secondo il suo fondatore—la morte del post.

Giustamente Manjoo chiedeva di procedere con più calma e ricordava che la scelta di Gawker era opposta a quella di altre importanti realtà giornalistiche online: Newsweek pubblica ogni contenuto prodotto come un blog, ovvero con gli articoli disposti ad elenco secondo l’ordine di pubblicazione.

Anche The Atlantic e Wired si sono mossi in una direzione simile, anche se meno radicale, pubblicando tutti gli articoli non cartacei in forma di post e senza una dichiarata gerarchia di rilevanza. Ma a questo punto della lettura verifico la provenienza dell’articolo tradotto su Internazionale: è apparso sul sito di Slate con il titolo “This is not a blog post”  e io lo stavo leggendo stampato sulla pagina cartacea di un settimanale, mentre facevo colazione, felice di non dover strizzare gli occhi alla scomodissima luce dello schermo. Qual è allora il limite tra un blog post e un articolo?

In Italia siamo fortunati, o almeno così potrebbe sembrare, perché abbiamo un sito che si chiama Il Post: più esplicito di così! E invece no: tralasciando per un momento la fruizione dei singoli contenuti (sì, quelli sono post), l’homepage de Il Post mi sembra tutto fuorché ricordare quella di un blog (ma ancora, di cosa stiamo parlando: di blog e giornali o di post e articoli? E i primi due sono davvero iperonimi dei secondi, o sono anche questi concetti ormai ibridi?). Se un blog si caratterizza per la disposizione visiva dei propri contenuti secondo l’ordine cronologico di pubblicazione, e sfrutta i raggruppamenti di tag e categorie solo in un secondo momento, diciamo come accessori di comodità, Il Post di Sofri, almeno nella sua “impaginazione” di apertura, si struttura come un magazine online, con tutte le sue sezioni e i suoi boxettini e i suoi riquadri differenziati, proprio a marcare uno stacco netto tra un contenuto e l’altro—e non solo in termini di “genere” del contenuto, ma anche della sua importanza. E persino un quotidiano importante come il Sole 24 Ore, una volta oltrepassata l’homepage, pubblica indifferenziatamente tutti i suoi contenuti, cartacei e non, in forma di post.

Allora, qual è il limite; la forma o il contenuto? E poi, cosa significa “in forma di post”? Anche qui la categoria è molto flessibile, direi quasi soggettiva: personalmente penso che un post sia un testo online i cui estremi di pubblicazione siano esplicitati volontariamente (data, ora e autore), il cui paratesto virtuale sia fortemente presente (possibilità di commentare, condividere, studiare la sua cronologia ecc.) e il cui contenuto possa valere autonomamente, come un’informazione singola e organica, sradicata dal contenitore comodo ma limitante del sito x del giornale y con la sua linea editoriale z su cui è originariamente apparso. Tendenzialmente, in una riflessione sul giornalismo off/online, il concetto di “articolo”—con tutto il suo carico di istituzione, professionalità e anzianità dell’informazione vecchio stile—è considerata la parte lesa all’interno del cambiamento del paradigma comunicativo. In questo caso però, l’articolo mi sembra aver dimostrato un’aggressività notevole nel suo appropriarsi di forme, mezzi, abitudini tipicamente (da) post.

E per quanto sia più o meno genericamente condivisa l’idea per cui il post non è una produzione totalmente originale, ma un commento o un contorno ad un’informazione già esistente, penso che aprire il capitolo sul “contenuto” non porti da nessuna parte: ovunque esistono post che pubblicano notizie freschissime e rivedute da una vera e propria redazione, e magazine che danno spazio a contenuti spesso riciclati e copiaincollati malamente da sonnolenti articoli di giornali, o presunti tali.

(Clara Miranda Scherffig)

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One Response to Perché un post è un Post (e un articolo è un Articolo)

  1. XXX says:

    questo è un articolo o un blog post? AIUTO

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