Geeks, ricchissimi, e adesso pure un po’ cool

Perché poi di Zuckerberg e simili c’è anche da chiedersi: avendo messo su un’impresa multimilionaria a neanche venticinque anni, avendola vista crescere, trasformarsi e affermarsi come brand leader nel mondo, essendo già diventati personaggi da film, discussi e fotografati, avendo già messo in tasca ingenti quantità di denaro, non c’è il rischio che si stufino presto e verso i 36 siano già andati verso una pensione dorata o ad aprire il famoso chiringuito?

Il “Mollo tutto e apro un chiringuito su un’isola lontana” è una delle prime cose che in effetti balza in mente quando leggi la storia di Chud Hurley, trentatreenne, Ceo e co-fondatore di Youtube, il quale ha da pochissimo annunciato di aver lasciato il board del celebre sito per dedicarsi esclusivamente allo sviluppo del suo marchio d’abbigliamento, Hlaska – una via di mezzo fra un Muji e un American Apparel per geeks, con camicie button down a maniche corte, windjacket buone per tutte le occasioni, portafogli e custodie per laptop e iPad.

In realtà, se la si guarda bene – anche se spostare i propri capitali dalla rete a una start up di moda può sembrare un gesto strambo e folle – l’operazione Hlaska non può essere liquidata come buen retiro anticipato del nerd che ha fatto i soldi con la rete. O comunque non solo.
Fondamentalmente per tre motivi (ben analizzati in una chiacchierata esclusiva fra lo stesso Hurley e una giornalista del Daily Beast dell’attualissima Tina Brown):

– Hurley è pieno di soldi, essendo stato enormemente liquidato personalmente dalla vendita di youtube a Google (qualcosa come 450 milioni di dollari direttamente nelle sue tasche, dice il nyt);

– C’è una gran voglia in giro di dare un’estetica al fenomeno social network / start up online (oggi addirittura Repubblica mette su un paginone di moda dal titolo “Geek Chic – tecno-secchioni, la sottile vendetta”)

– Il nostro si mette anima e corpo su Hlaska con questi presupposti: “Con Youtube, abbiamo sempre adottato questa strategia: metti su una cosa che pensi funzioni, la lanci, poi monitori come viene recepita e la adatti in corsa a seconda delle esigenze dell’utente/cliente. Stiamo adottando la stessa filosofia nella produzione dei nostri capi”.

Interessante monitorare la situazione quindi. Con due grossi punti interrogativi: a) che a qualcuno freghi qualcosa vestirsi come dei piccoli Zuckerberg o Hurley, b) che sia possibile cambiare in corsa una camicia – che alla fine devi disegnarla, produrla in serie, distribuirla e, soprattutto, venderla – così come si fa con un sito internet – che alla fine basta che lo si clicchi. Il tempo ce lo dimostrerà.

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