Una telefonata ti allunga il giornale. Ma non fa tirare di più

Ti bacio in fronte, abbiamo una banca e non ti preoccupare che me ne occupo io (il mantra di Moggi). Furbetti del quartierino, arbitri chiusi negli spogliatoi, storie di letto, cocaina, appalti truccati e feste per i terremoti.

Negli ultimi cinque anni se ne sono sentite di ogni: Calciopoli, Vallettopoli, Savoiagate e via così, squillo dopo squillo (nessun doppio senso voluto) e intercettazione dopo intercettazione. Sentite e lette, vero. Ma lette da quante persone?

Ora, al di là di crimini presunti o realmente commessi, decreti legge e bavagli invocati e contestati, il rapporto tra telefonate trascritte e giornali venduti sembra essere inversamente proporzionale. I quotidiani, Corriere della Sera e Repubblica prima di tutti, in questa prima tranche di XXI secolo si sono nutriti di cornette del telefono e cellulari, ma non sono affatto cresciuti; hanno continuato, e continuano, a perdere copie.

Guardiamo ai dati relativi al mese di ottobre, limitandoci alle due maggiori testate italiane: perde l’otto e passa per cento il Corsera e perde poco più del cinque la Repubblica. Vero, editori e direttori non dovrebbero prendere in considerazione solo gli scaffali delle edicole e il mercato perché la stampa è il quarto potere e blah blah blah, ma… a prescindere da diritto di cronaca e levate di scudi, dovrebbero rendersi conto che costruire giornali (e inchieste) basandosi esclusivamente su trascrizioni di telefonate, virgolettate o no, non ha più senso.

Cresce la foliazione dei quotidiani – come se ce ne fosse bisogno, tra l’altro, ma non aumenta evidentemente l’interesse dei lettori, che oltretutto dimenticano in fretta (con buona pace dei nomi coinvolti negli scandali telefonici, spesso innocenti, talvolta colpevoli – e sui risultati delle indagini scaturite da intercettazioni bisognerebbe aprire un capitolo a parte).

Alcune telefonate vengono simpaticamente recitate o trasmesse in tv durante i vari Matrix di turno, altre entrano direttamente nella leggenda (vedi caso Carfagna), ma i giornali che le hanno pubblicate non finiscono neanche nel cestino della carta (per chi fa la raccolta differenziata) o nell’immondizia perché non li compra più nessuno.

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