Eastbound & Down: Jody Hill al secondo strike

In Italia non sono ancora molti a saperlo ma Eastbound & Down – la miniserie comica targata HBO di cui è appena finita la seconda stagione – è un autentico gioellino. Abbiamo chiesto a Federico Bernocchi ex conduttore di Dispenser; amico, collaboratore di Studio e fan del telefilm , di spiegarci quali sono gli ingredienti di questo successo, a cominciare dal genio di uno degli autori: Jody Hill.

La grandezza di un autore la si misura anche grazie alla sua capacità di stupire, di andare contro le facili aspettative del proprio pubblico. In questo senso Jody Hill ha vinto. Ancora una volta, verrebbe da dire. L’uomo che sembra ormai portare da solo sulle proprie spalle il peso della comedy americana, ha di nuovo colpito nel segno con la seconda serie di Eastbound & Down.

Avete vista la prima, vero? Prodotta da Will Ferrell & Adam McKay, racconta la storia di Kenny Powers, giocatore di baseball che dopo aver assaporato per meno dei fatidici quindi minuti le gioie della fama e del successo, getta la sua vita alle ortiche in nome di un ego che definire ipertrofico è limitativo. Ignorante, drogato, tronfio come se non ci fosse un domani, finisce per diventare un supplente di ginnastica nel suo vecchio liceo. Come già per il The Office di Ricky Gervais, si ride quanto più in basso riesce a cadere il protagonista. Impermeabile a tutto quello che lo circonda, unico portatore sano di valori solo da lui riconosciuti, Kenny Powers è uno che balla in ecstasy a un festa per un bambino disabile. L’elemento che però stupisce maggiormente della serie è l’evidente affetto di Hill verso il suo personaggio. Le creature di Hill infattti non si limitano ad essere dei freak incapaci di adeguarsi al mondo che li circonda. Al contrario: vivono la loro situazione di outsider con una consapevolezza e una forza d’animo impareggiabile. Sotto quest’ottica, la seconda serie di Eastbound & Down è perfetta. Troppo facile sfruttare la fuga di Kenny Powers in Messico (e la sua inevitabile rentrée finale) per una serie di gag capaci solo di portare il nostro sempre più in basso. Si ride, certo, ma meno del previsto. Questo perché Hill e soci (parliamo di un wild bunch che comprende gli sceneggiatori e attori Ben Best e Danny McBride, più il regista David Gordon Green) sono in stati in grado di portare la loro poetica dei loser ancora più in alto. Kenny Powers, nel suo essere sempre più abietto, diventa quasi un personaggio positivo: la sua coerenza, la cieca convinzione con cui continua a inseguire un modello irraggiungibile, lo trasformano in un antieroe tragico e in ciabatte, capace, contro tutto e tutti, di vedere il bello anche in uno squallido parcheggio.

(Federico Bernocchi)

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