Tigre di carta. Da Mompracem a Casal di Principe

Cos’hanno in comune Salgari e la camorra? Per ora solo un nome: Sandokan. La tigre di Mompracem più famosa degli ultimi anni non è il pirata della Malesia bensì il casalese Francesco Schiavone, soprannominato appunto Sandokan. Condannato definitivamente all’ergastolo nel 2008, nell’ottobre dello stesso anno si era lanciato in una sibillina richiesta “fate tacere Saviano”, che aveva portato un po’ di scompiglio nell’opinione pubblica e un altro bel po’ di notorietà allo scrittore. Ebbene, nel 2011 i legami tra Salgari e il clan dei Casalesi potrebbe stringersi (sempre in senso figurato, intendiamoci). Perché ricorrerà il centesimo anniversario della morte del romanziere del Corsaro Nero e diverse iniziative sono già state programmate in suo onore. E perché Sandokan, da personaggio, potrebbe fare il suo esordio come autore. In che modo? Facciamo un passo indietro.

Lunedì 8 novembre va in onda “Vieni via con me”, la prima puntata della trasmissione condotta dalla coppia Fazio-Saviano. Ospite ovvio è Roberto Benigni, che parla di Berlusconi, escort e topa, ma si lancia anche in un’originale proposta, lanciata proprio alla tigre di Casal di Principe.

“Dai Sandokan, scrivi un libro pure tu e via” lo incoraggia il comico toscano. Il concetto, in breve, è: Sandokan, basta con le minacce, se vuoi rispondere a Saviano alla “occhio per occhio” allora scrivi un libro anche te, combattete ad armi pari. Il fatto che l’invito sia stato evidenziato dai giornali in maniera molto minore rispetto alle gag su prostitute, Emilio Fede e l’immancabile topa era ovvio e scontato. Ma qualcuno l’ha sentito, ci ha pensato, e ha controproposto: il libro di Sandokan Schiavone lo pubblico io. Questi qualcuno sarebbero Gian Paolo Serino e Ottavio Cappellani, direttori editoriali della neonata casa editrice Satisfiction, progetto attivo e seguitissimo già da tempo come cartaceo e blog. Serino non è nuovo alle provocazioni, ricordiamo quando definì i lettori di Saviano “i veri camorristi”. Quest’ultima iniziativa sembra forse più scioccante ma sicuramente meglio ponderata. Su Affari Italiani i due spiegano: “Noi crediamo nel linguaggio, e riteniamo che il ‘punto di vista’ di Schiavone-Sandokan, e la sua lingua possano davvero introdurre nel dibattito odierno, al di là di ogni moralismo retorico, una realtà che sarebbe da ignoranti lasciarsi sfuggire.” Ovviamente sarà Sandokan stesso, quando completerà il manoscritto, a scegliere se pubblicarlo con Satisfiction o con “case editrici più grandi con maggiori capacità economiche”. I due non nascondono il fatto che una pubblicazione del genere potrebbe essere un’eccellente occasione per la loro piccola casa editrice, ma adducono anche giustificazioni come la sicura validità letteraria di un libro scritto da Schiavone, la testimonianza di un originale punto di vista, la particolarità del linguaggio. “Proprio perché la nostra lingua è quella italiana, così ricca e complessa,” aggiunge Cappellani “la nostra Letteratura non merita di essere messa al livello di un verbale di polizia.”

D’altro canto, ci rassicura un po’ il fatto che la collana in cui dovrebbe figurare l’opera si chiamerebbe “Gli Impresentabili”, ossia i libri che nessuno ha osato pubblicare. Il primo volume, confida Serino (autore e titolo ancora top secret, anche se non per ragioni di spionaggio editoriale, presumibilmente), presenta “una trama e una scrittura talmente tristi che il libro diventa godibilissimo. A ogni pagina ti chiedi se potrà peggiorare. E non ti delude mai. Peggiora sempre.”

Ora, prendiamo le dichiarazioni di Schiavone, le minacce a Saviano di cui sopra si parlava. Erano scritte in una lettera consegnata ai suoi cinque avvocati.

Questo grande romanziere che fa il portavoce di chissà chi deve smettere di fare illazioni calunniose false su di me non solo in conferenza stampa ma poi riportate dal giornale Repubblica che lo leggono milioni di persone accostandomi a signori che non ho mai conosciuto

Quarantacinque (quarantacinque!) parole senza un solo segno di punteggiatura. Più impresentabili di così, si muore.

(Davide Coppo)

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