Perché la vita non è una cucina di Ozpetek. (Ovvero come riscoprire il cinema italiano di genere attraverso il lavoro del fotografo Lele Saveri)

New York Artbook Fair, 5 novembre. Tra le fanzine presentate, ce n’è una che ci riguarda da vicino. Si chiama “Trilogia della Morte”, è un progetto di Lele Saveri consistente in tre zine raccolte in un libro, ispirate all’omonima trilogia filmica di Lucio Fulci, maestro italiano dell’horror. Lele è stato photo editor di Vice Magazine,  è l’ideatore del sempre ottimo progetto ithoughtiwasalone.com, una piattaforma online dedicata alla fotografia, nonché collaboratore stretto di Studio. Non aspettatevi cliché cimiteriali o zombie in putrefazione ovunque, però. L’interpretazione della morte e dell’orrore è filtrata attraverso la percezione soggettiva dell’artista, così come Fulci inseriva nei suoi film di genere stilemi e prospettive personali. Le tre fanzine si intitolano, nell’ordine, “Paura nella città dei morti viventi”, “E tu vivrai nel terrore” e “Quella villa accanto al cimitero”, e sono presentate da tre brevi video. Il tutto in bianco e nero. E visto che in Italia se ne parla ancora poco, vi spieghiamo noi il progetto, con un’intervista al fotografo dopo il salto.

Studio: Ciao Lele, ci spieghi come è nata l’idea del progetto e quali sono i suoi obiettivi a livello di distribuzione, ricezione, etcetera?

Lele Saveri: Il tutto nasce da un’idea alla quale sto lavorando da un po’ di tempo. Sono stato interessato ai film horror sin da piccolo (a 12 anni creai una specie di videonoleggio illegale di film dell’orrore, duplicando vhs di film presi a noleggio o registrati dalla tv) e da qualche anno sto fotografando in giro immagini che in qualche modo secondo me ricordavano mostri o fantasmi, da lenzuoli che svolazzano a scavatrici ferme in strada. Avevo anche preparato un pdf per un probabile libro, ma non se ne fece mai nulla. Due settimane prima del NY Artbook Fair, Ari Marcopoulos mi ha proposto di pubblicare una fanzine da vendere con Dashwood, così -essendo in clima Halloween- ho ritirato fuori l’idea. Ne ho prodotte solo 23, di cui 13 da vendere direttamente alla Fiera, quindi non ci sarà una grossa distribuzione. Però sto pensando di ristamparla in una nuova edizione per l’Italia.

S: Come sono collegati, quali sono i riferimenti tra le foto o video e l’immaginario di Fulci, ovvero: l’idea di appoggiarsi alla “Trilogia” è nata da zero o è arrivata a posteriori?

LS: Stavo già lavorando sulle zine, e cercavo qualcosa che descrivesse più o meno la mia intenzione. La mia ragazza, Giulia, mi stava dando una mano nella ricerca di titoli, e ha ritirato fuori la trilogia di Fulci, che rappresentava in pieno il mio progetto. Volevo inoltre dimostrare in qualche modo la mia nazionalità. I video sono nati poi quasi per caso.

S: Perché proprio Fulci? Insomma c’è anche la volontà di far riscoprire un certo cinema di genere attraverso il tuo libro o è solo un “appoggio”?

LS: Beh sicuramente, volevo cercare di non rimanere troppo legato alle immagini horror americano anni’80 e 90 che vanno tanto di moda adesso, e in qualche modo spostare l’attenzione su uno dei maestri e pionieri del genere.

S: Come si coniuga l’idea della morte con la contemporaneità nei tre lavori?

LS: L’idea della morte funziona in ogni era, è sempre presente in noi. Così come quella della presenza di esseri soprannaturali. Mi diverte diciamo, è come se scherzassi con le paure nell’immaginario comune e folkoristico, ma con immagini che ci circondano nel quotidiano.

(Davide Coppo)


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One Response to Perché la vita non è una cucina di Ozpetek. (Ovvero come riscoprire il cinema italiano di genere attraverso il lavoro del fotografo Lele Saveri)

  1. anonimus says:

    ah non sapevo che adesso il mitico lele fa anche i film!troppo figo!

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