Rete sociale, Fincher doppiato e incagliato

Che “social network” sia una parola ormai entrata all’interno del vocabolario universale pare se ne siano accorti tutti fuorché i doppiatori di The Social Network, l’atteso film di David Fincher (Seven, Fight Club) sugli early years (trad: i primi anni) di Facebook (trad: libro delle facce) presentato lunedì 1 novembre al Festival Del Cinema di Roma. Presentato poi è una parola grossa dato che, come scriveva Dario Zonta su l’Unità di ieri: “il film arriva in Italia dopo aver fatto il giro del mondo”. Un evento? No, più “un evento particolare” come da definizione de La Stampa. Un “eventino” insomma. Roba che – se non fosse stato per la pubblicità fattagli dalla direzione del Festival – non si sarebbe saputo distinguerlo da una qualunque delle centinaia di anteprime stampa che si svolgono ogni anno nei cinema italiani. Quelle che ti presenti all’ingresso de, per dirne uno, L’Apollo di Milano in un tardo pomeriggio di inizio aprile, dai il tuo nome per confermare l’accredito e – ma solo se sei fortunato – oltre alla proiezione puoi goderti lo spettacolo di un Mereghetti abbioccato due file davanti a te. Ma del resto, come scrive sempre L’Unità: “questo è il Festival di Roma, nel bene e nel male. Non siamo a Cannes e neanche a Venezia, e questo è di tutta evidenza”. Sia come sia, nonostante la cornice da eventino, la proiezione di The Social Network è riuscita a scatenare un piccolo caso (= casino?) sui principali giornali italiani perfettamente sintetizzabile nella domanda che si/mi/ci/vi poneva ieri Cinzia Romani su Il Giornale: “E che è la rete sociale?” Ebbene sì, i doppiatori di The Social Network, un film che si intitola – anche in Italia – The Social Network e che parla solo e soltanto di Social Network (o meglio deL Social Network), sono riusciti nel capolavoro di tradurre una parola universalmente entrata nel dizionario globale con l’esatto omologo italiano: rete sociale. Termine che – peraltro – in una lingua NON globale, globalizzata e globalizzante come l’italiano ha già un significato preciso e relativamente sedimentato. Per dire: persino mio nonno – architetto 96enne- ha una rete sociale. I suoi amici antiquari, per esempio. Me lo vedo meno alle prese con una social network. Ma c’è di peggio, specie per chi conosce di fama lo sceneggiatore del film, ovvero Aaron Sorkin (West Wing, una delle migliori serie degli ultimi anni) e ce ne offre un assaggio Mariarosa Mancuso su Il Foglio:

È bastata la prima scena per rabbrividire (…) Capiamo subito che i doppiatori arrancano dietro la velocità, la bravura, l’umorismo non barzellettiero di Aaron Sorkin. E stendiamo un velo pietoso sul fatto che nessuno studente piantato dalla fidanzata, dopo troppe birre, scriverebbe sul suo blog “sono un po’ inebriato”. Siamo in un romanzo dell’Ottocento o parliamo di Facebook?

In realtà, lo scandalo sorge anche dal fatto che raramente (leggasi: quasi mai) si vedono film doppiati ai festival. A meno che il festival non sia quello di Roma. Dove capita che parta la proiezione dell’unico grande film internazionale in programma e si levi un coro di “Buffoni! Buffoni!” ma, poi nessuno si alza e se ne va. Perché? Perché sono tutti italiani. Perché? Perché i giornalisti stranieri al Festival del Cinema di Roma sono una specie protetta, scorpioni di giada. Insomma, non ci vanno. E questa è l’amara verità.

Comunque sia, doppiaggio a parte (a cui potremmo dedicare infiniti post, e lo faremo) qualcuno il film l’ha visto e il giudizio – a parte quello della Manin sul Corriere che più che aver visto il film e parlarne sembra aver passato un bel po’ di tempo sulla pagina Wikipedia di Marc Zuckerberg (il creatore di Facebook) – è quasi unanime: sarà nella rosa per diversi Oscar, soprattutto per la capacità di stillare tanto pathos da “una vicenda cinematograficamente limitata (per due ore persone sedute al computer, in aule universitarie, sedute in riunioni processuali o a discutere)” (sempre da La Stampa). Anzi, a parte quello della Manin e quello di Libero che nella storia di Facebook legge in controluce la nostra attualità: “il social network più noto del mondo nasce come prontuario per il rimorchio ragazze. La gnocca, su tutto e sempre”. Insomma, ci risiamo con la gnocca (copyright belpietro).

(Cesare Alemanni)

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